Manifesto Paesaggi Terrazzati Scelte per il Futuro

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Proposte d’azione per i Paesaggi Terrazzati

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Paesaggi terrazzati: Scelte per il futuro

 

Sotto l’egida del ITLA (International Terraced Landscapes Alliance) si sono già svolti due convegni internazionali. Il primo a Mengzi (Yunnan) conclusosi con la dichiarazione di Honghe del 15th nov. 2010 “What will be the future of terraces rests upon our understanding and awareness of what we will do now. We wish through our joint efforts, that the terraces will last forever, benefiting future generations.”
Il secondo nel 2014 a Cusco in Peru con lo scopo principale di manifestare “actions to protect, preserve and promote terraced landscape”
Il 15 di ottobre si è concluso a Padova il 3° incontro internazionale sui paesaggi terrazzati organizzato dal ITLA Italia. I lavori si sono svolti nel periodo di dieci giorni con inizio a Venezia (6-7 ottobre), successivi incontri nelle dieci sessioni tematiche (8-12 ottobre) e con la sessione plenaria conclusiva a Padova (13-15 ottobre).dsc_5694-group-itla-2016-1024x683
Sono intervenuti studiosi internazionali e nazionali sulle diverse tematiche che riguardano i paesaggi terrazzati. Ciò che accomuna tutti gli interventi e costituisce l’anima dei lavori congressuali si esprime nel motivo conduttore dell’incontro:” choosing the future” scelte per il futuro.
I paesaggi terrazzati rappresentano materialmente e simbolicamente la scelta di vita che l’uomo deve affrontare rispetto ai grandi problemi che la salvaguardia dell’ambiente globale richiede.
Nel suo intervento il filosofo Massimo Angelini mette in evidenza in “chiave interpretativa nello stesso tempo etica ed estetica, per rileggere lo spazio rurale[…] nella relazione etimologica tra humus e humanus e una lettura ontologica del concetto di bellezza.” Per il professore il termine umano deriva da humus (hum in sanscrito) e da quì il legame stretto tra ciò che si riferisce al suolo fertile ed il profondo significato etico dell’aggettivo umano come legame alla vita. Il rapporto tra uomo e ambiente nei paesaggi terrazzati crea risultati diversi poichè ciascuna manifattura “si adatta al luogo dal quale prendono forma l’ispirazione, i materiali e la tecnica costruttiva dei terrazzamenti” fonte di estetica umana e bellezza. Cultura deriva a sua volta da culto ed è espressione della religiosità con la quale l’uomo lavora la terra e l’armonia del suo comportamento nei movimenti anche i più semplici.
Il rapporto uomo- ambiente nei terrazzamenti assume di conseguenza una forma di dialogo con la natura, si costruisce ciò che il territorio ci permette a differenza degli interventi pianificati a tavolino che sono monologhi umani che si impongono sul territorio.
I terrazzamenti sono unici e sono vivi hanno nome, non sono copie e nella pluralità dei colori esprimono bellezza. Essi racchiudono nella scelta per il futuro un modo di vita alternativo, un banco di prova per la nostra capacità di riappropiarci di valori umani nella produzione agricola ed un momento di dialogo storico con l’ eredità culturale da essi tramandata.
Nella sua esposizione la ricercatrice Ada Acovitsioti Hameau della Société scientifique Internationale pour l’étude pluridisciplinaire de la Pierre Séche mette in evidenza come la trasformaxzione del terreno da parte dell’uomo sia prodotto di una comunità ed espressione dei caratteri, culturali, sociali, e dei legami umani di una collettività.
Mauro Agnoletti si occupa dei “Terrazzamenti nelle Politiche Agricole” e fa presente come ai programmi di protezione del patrimonio colturale e dell’ambiente gestiti dall’UNESCO e dalla FAO si sia aggiunto quello Europeo che propone l’inserimento del patrimonio paesaggistico del continente nelle politiche agricole comunitarie. Tale progetto diventerà attuabile quando si potrà accedere a livello nazionale e regionale ad un informazione di base che contenga mappature e tipologie di costruzione.
Seri moniti sull’abbandono di paesaggi terrazzati in Giappone, detti “Tanada”,vengono espressi da Noriyuki Baba che vede possibilità di ricupero grazie agli aiuti governativi. La situazione descritta da Mourik Bueno de Mesquita nelle “andenes” (terrazze andine) è ancor più preoccupante poichè i contributi della FAO non sempre corrispondono e sono in sintonia alle esigenze locali ed alle conoscenze del territorio degli agricoltori dei terrazzamenti andini.
Luigi Fusco Girard si sofferma sull’importanza del pesaggio urbano/terriotoriale quale progetto integrato fra città e territorio indicatore di sostenibilità/insostenibilità e di mancanza attrattiva causata da un paesaggio degradato. La tutela dei paesaggi terrazzati dovrebbe essere interpretata più “come progetto di trasformazione che come progetto di pura e semplice conservazione[…] una ibridazione tra memoria e modernità”.
Pietro Laureano con “Il paesaggio dei terrazzamenti: origini,diffusione e benefici multidimensionali” evidenzia in un contesto storico- geografica l’azione delle diverse società nella creazione di habitat su terreni scoscesi e pietrosi con sistemi di terrazze e muri a secco affermando: “terrazzamento non è solo la muratura di sostegno, il terreno da essa contenuto, le coltivazioni, le opere idriche, ma una tecnica tradizionale complessa frutto di conoscenze costruttive, idrauliche e agrarie in perfetta comprensione delle caratteristiche idrogeologiche e climatiche, capace di utilizzare in modo appropriato le risorse ambientali e prevenire i rischi creando un sistema autoregolante, dotato di elevata qualità estetica e d’integrazione ambientale. Ogni sistema di terrazzamento è un insieme di opere e organizzazione sociale capaci di investire e caratterizzare un’intera regione geomorfica e costruire un paesaggio.”
Mauro Varotto lamenta le scarse conoscenza sistematica e scientifica, fatta eccezione per alcune aree riconosciute patrimonio UNESCO, della maggior parte dei terrazzamenti in Italia. Il progetto MAPTER (Mappatura dei Paesaggi Terrazzati italiani) si propone di presentare una prima mappatura a livello nazionale includendo areale, distribuzione e caratteristiche delle aree terrazzate in modo da poter progettare le risorse economiche, sociali e turistico-culturali di dette aree.
Le relazioni di carattere generale e di indirizzo programmatico sono state, nel corso dei lavori congressuali, completate ed arrichite dalle elaborazioni messe a punto nelle dieci sessioni tematiche sugli argomenti: ecologia e biodiversità (Costiera Triestina); comunicazione artistica e culturale (Topolò-Dordolla); innovazione agronomica e sociale (Canale di Brenta); qualità del cibo, qualità della vita (Valpolicella e colline di Valdobbiadene); norme e politiche (Provincia di Trento); tecniche di costruzione e manutenzione dei muri a secco (Val d’Ossola); turismo e paesaggio (Canavese. e Valle d’Aosta); ambiente e rischio idrogeologico (Chiavari-Lavagna-Vernazza); patrimonio e paesaggi rurali storici (Ischia e Costiera Amalfitana; raccolta dell’acqua, resistenza e aridocoltura (Pantelleria)

All’interno del tema ecologia e biodiversità sono stati presentati terrazzamenti di diverse località (Pirano, Trieste, Friuli, Cherso, Messico, Cipro, Nishikigoi Giappone) di aspetto paesaggistico del tutto diversi l’uno dall’altro, ma per la grande importanza che i muri a secco possiedono come mezzo di arrchimento della biodiversità, esigono politiche di conservazione e restauro. Per Livio Poldini i muri a secco oltre a svolgere funzioni idrogeologiche, di contenimento ed altro, possono con la loro “porosità” (insieme di intersizi capaci di accogliere elementi di flora e fauna) servire da modello nella pianificazione del tessuto urbano. Alessandro Giadrossi discute sul valore dei terrazzamenti, dichiarato nelle due precedenti conferenze mondiali, ma lamenta che nonostante l’unanime riconoscimento non è stata ancora elaborata una normativa di tutela. Nel concreto l’opera di rifacimento delle terrazze, dei muri a secco, per Skerk Sandi “rappresentano un’azione eroica che nonostante difficoltà di vario genere[…]intraprendiamo egualmente! Testardaggine o semplicemente amore per il proprio lavoro e per la propria terra”. Antonia Theodosious descrive il lavoro di documentazione fatto a Cipro e durato 25 anni che abbraccia aspetti geologici, di tradizione, usi dello spazio, organizzazione rurale, tipi di costruzione, uso attuale delle costruzioni in pietra secca. Il rifacimento va visto in un ottica globale a 360°.Ci si attende il riconoscimento UNESCO.
Comunicazione artistica culturale include 18 video sul tema :”Paesaggi terrazzati:passato futuro”. La presentazione filmica si estende a terrazzamenti in diverse regioni italiane, nella maggior parte del Nord Italia, non tralasciando esempi europei, libanesi e le grandi opere millenarie della regione peruviana dello Yauyos nelle comunità di Carania, Laraos, Miraflores con grandi problemi di abbandono dovuto al calo demografico. I filmati trasmettono culture e soluzioni di terrazzamento particolari che nella loro specificità sempre corrispondono alle esigenze della natura circostante e per il loro valore intrinseco che rappresentano devono essere tutelati.
Innovazione agronomica e sociale. La sessione del Canale di Brenta si chiede come sia possibile, al momento, un rinnovamento di zone agricole in generale e di quelle terrazzate in particolare date multeplici difficoltà e conflitti: di carattere economico, che riguadano la proprietà, il reclutamento di mano d’opera, costi dovuti al degrado e frammentazione fondiaria. Soluzioni di rinnovamento, strategie di adattamento e di rilancio economico si delineano nei vari interventi con esempi concreti ed esperienze nuove e consolidate nelle regioni delle Alpi ed Apennini Liguri, Regione Veneta, del Canal del Brenta, nell’isola di La Gomera (Canarie). In tutte queste realtà si tiene conto “delle risorse economico-sociali nei loro rapporti con l’ambiente, del processo di lettura-comprensione del territorio produttivo (equilibri e relazioni tra sistema acqua e sistema insediativo)”, dell’aspetto estetico quale attrazione turistica fondamentale in quanto, come nel caso La Gomera esso definisce il paesaggio isolano e la disparità tra zone urbane e rurali può essere limitata da progetti che incrementano la conservazione dell’ambiente e la protezione dell’eredità culturale.Nel desiderio di un innovazione agronomica e sociale va ricordato come suggerisce Camara Lianet che “il sapere tradizionale e le pratiche locali fanno parte di complessi sistemi sociali e rappresentano molto più di un semplice elenco di soluzioni tecniche, sono un sistema multifunzionale che fa parte di un approccio integrato tra la società, la cultura e l’economia basato su un’ attenta gestione delle risorse locali”.thumb_cuzjorxw8aaogd1_1024
Qualità del cibo qualità della vita. La produzione del vino in territori collinari storicamente segnati da opere di terrazzamento e ciglionamento sin trovano in conflitto con una produzione intensiva moderna. Le colline del Soave con terrazzamenti e muri a secco possono essere tutelati se viticoltori, amministratori, cantine, consumatori, visitatori vengono coinvolti nei valori del paesaggio storico. In forma più ridotta quanto ad estensione territoriale, la qualità e la sicurezza dell’approvvigionamento del cibo possono essere assicurate in zone vulcaniche, condizioni climatiche aride e terreni franosi come nel caso dell’isola Fago (Cape Verde). Strategie particolari e limitate zone terrazzate in formato check-dam (terrazzze a diga) impediscono l’erosione, raccolgono il materiale organico nelle terrazze per una produzione agricola di piccoli produttori locali. In Cina nella provincia di Gansu un cambiamento drastico nella produzione alimentare nei paesaggi terrazzati per soddisfare un’alta produzione imposta dai governi regionali e nazionali ha causato un elevato sfruttamento delle risorse idriche e delle risaie. Di fronte al pericolo di una devastazione delle potenzialità locali gli abitanti della provincia ed in modo particolare le donne hanno lottato e resa possibile la ricostruzione ed il riassetto delle zone in pericolo ambientale.
Norme e politiche. La discussione che riguarda norme e politiche per le aree terrazzate parte da una definizione di solito si dà a questi spazi: “i terrazzamenti sono “eccellenze territoriali” riconosciuti come bene economico, culturale e paesistico di straordinaria unicità e significatività. All’obbiettivo di conservazione e tutela è associata una politica di valorizzazione e di recupero per le parti in progressiva dismissione e abbandono, cui fanno seguito il degrado paesaggistico e il dissesto idrogeologico” (Lauzi Susanna, Di Capita Fulvio). Per raggiungerel’obbiettivo le norme e le politiche adottate variano da regione e regione. Nel Trentino è stata costituita nel 2013 in seno alla Fondazione “Accademi a della Montagna del Trentino” la Scuola Trentina della Pietra a Secco che promuove corsi introduttivi e avanzati a carattere teorico e pratico nella costruzione di manufatti in pietra a secco, potendo conseguire alla fine del tirocinio scolastico la qualificazione professionale di “Costruttore esperto nella realizzazione e nel recupero di muri in pietra a secco”. In Giappone vengono dati sussidi diretti a gruppi rurali che lavorano terreni agricoli in zone scoscese ed a comunità rurali in difficoltà. Gli incentivi hanno dato risultati eccellenti sia in zone difficili da coltivare che in quelle dove si desidera rafforzare legami all’interno delle comunità rurali. Purtroppo gli incentivi non sono andati a favore dei giovani che per ragioni socio-economiche diverse non hanno confluito in queste comunità. Nella provincia di Sondrio un “Piano territoriale di coordinamento” contiene aspetti urbanistici e paesaggistici e per valorizzare il territorio con le sue testimonianze storico culturali e monumentali promuove una “Via dei Terrazzamenti” con i paesi confinanti, e con la “Legge Valtellina” stanzia 25 milioni di euro per rifare muri, viabilità minori, assetto idraulico. Una mappatura a larga scala mediante satellite è già oggi possibile attraverso diversi geobrowser come Google Earth e Bing Map ma ai fini della conservazione e resturazione di singole zone terrazzate una più opportuna mappatura a scala locale è auspicata da Pappalardo S.E., Ferrarese F.,Varotto M. La provincia autonoma di Trento propone allo scopo di recuperare e rivitalizzare i paesaggi terrazzati, due campi di lavoro: conoscenza e catalogazione del patrimonio terrazzato attraverso mappature e classificazione dei paesaggi terrazzati con il metodo LIDAR (Light detection and ranging) che dà la possibilità di individuare a distanza la qualità degli oggetti osservati; recupero di infrastrutture e manufatti e rivitalizzazione di territori in abbandono. Il ricercatore Wei Wei dell’Accademia delle Scienze Cinese si domanda come mai nonstante la lunga storia e la diffusione globale dei paesaggi terrazzati il loro ruolo e meccanismo al servizio dell’ecosistema (ecosystem services) ESs sia così scarsamente capito. Sulla base di analisi quantitative e studi precedenti, fu usato un indicatore (ẟ) per definire l’’entità dell’ecosystem services (ESs) tra pendii terrazzati e non terrazzati. Il risultato “indica che l’ESs fornito dal terrazzamento era generalmente positivo poichè il valore medio del ẟ era per la maggior parte superiore ad uno”. Ciò significa che il ruolo principale dei terrazzamenti è di controllare l’erosione, minor deflusso d’acqua, accumulazione della biomassa, ricarico dell’acqua in superficie, aumento delle sostanze nutrienti. Il terrazzamento ha inoltre vantaggi collaterali quale la restaurazione dell’ecosistema, l’eredità culturale che essi rappresentano. Di conseguenza il degrado e l’abbandono delle zone terrazzate dev’essere tema di discussione.
Tecniche di costruzione e di manutenzione dei muri a secco. L’interessamento globale per i paesaggi terrazzati ha come naturale conseguenza il sorgere di iniziative che riguardano la manutenzione e costruzione di manufatti in pietra a secco. Nella Val d’Ossola dove le costruzioni in pietra a secco occupano importanza primaria si è valutato indispensabile intrecciare rapporti con “prestigiose instituzioni internazionali legate alla ricerca scientifica nell’ambito della pietra a secco”. A Trento come detto precedentemente è sorta la Scuola Trentina della Pietra a Secco. In Giappone nel villaggio di Tagakai è stata istituita la “Dry stone walling school of Japan”. L’associazione “Artisan Bâtisseur en Pierre Sèches” ABPS creata in Francia nel 2002 si propone di sviluppare e strutturare una rete di artigiani specializzati in murature in pietra a secco. ABPS conferisce diverse qualificazioni professionali riconosciute a livello Europeo. La riaquisizione di manualità andate perdute e l’uso di tecniche costruttive tradizionali sono state essenziali per il recupero di mulattiere storiche e di muri a secco nel territorio del Brenzone (Garda). Sanada Junko descrive, come in Giappone, causa il massivo uso del calcestruzzo le tecniche per la costruzione di muri a secco, siano andate completamente perdute e quanto sia ora necessaria la formazione di conoscenze che mediante “ la modalità di disposizione delle pietre” si riesca a sviluppare un’abilità tecnica personale. La stessa manualità è indispensabile per le esigenze di terrazzamento in terreni vulcanici (Eolie), in La Gomera (Canarie) o nei 1000 ha di vigneti della regione del Wachau e Krems in Austria diventati famosi per lo scenario naturale che offrono ai turisti ed all’effetto dei muri a secco sull’aroma del vino.
Turismo e paesaggio. Il carattere stesso del paesaggio terrazzato, interazione tra uomo e natura, si presta all’interesse del visitatore e a motivo di turismo. Castiglioni Benedetta e Cisani Margherita individuano due strategie per la conduzione e promozione del turismo in aree terrazzate: una di apprezzamento scenico “distaccato” tipo UNESCO, e un altra coinvolgente “attiva” da parte del turista nel paesaggio terrazzato. La questione che si pone è quale sia l’impatto e la reazione del paesaggio ai diversi tipi di progetto. Corato Mirco si chiede quale tipo di turismo sia possibile in zone terrazzate da termpo abbandonate (da alcuni decenni) difficilmente recuperabili ed ora ricoperte da fitte boscaglie. Egli suggerisce il turismo di riscoperta emozionale, legato alle sensazioni che si provano alla riscoperta di antiche civiltà; “fatte le dovute proporzioni, crediamo si tratti di un esperienza non dissimile da quella degli esploratori che per primi scoprono l’antica Angkor”. Il visitatore viene a trovarsi in un habitat che in un passato abbastanza recente erano popolato e vivo dove questi enormi manufatti “sembrano l’opera insensata di qualche ciclope e non la costruzione sapiente di minuti e caparbi contadini”. La Gomera (Canarie) ha adottato la metodologia partecipativa come linea principale per promuovere l’Eco-Turismo nell’isola. Le terrazze ci sono dappertutto “se il turista che visita La Gomera non le vede come parte integrante della cultura, paesaggio e stile di vita, allora c’è qualcosa che non va che è sbagliato…. ci troviamo sull’orlo dell’oblio, assistiamo silenziosamente al collasso di una cultura che si identifica nei muri a secco scrupolosamente costruiti nel passato”. Per contrastare il declino agricolo-ambientale sono state messe in atto strategie che tutelino le terrazze in modo da renderle alleate del turismo. Settori dell’industria turistica (privata e pubblica) hanno collaborato dal 2005 con il Centro Europeo per un Turismo Sostenibile (ECST), strumento appoggiato dalla Fondazione Europarc che aiuta la formazione di Piani Strategici ed azioni finalizzate ad un Eco-tourism. Il turismo sostenibile è inoltre tramite per ottenere effetti di partecipazione, coordinazione, cooperazione e consensus. La correlazione tra cultura-beni/paesaggio culturale ed economia, esprimono l’idea di multifunzionalità del paesaggio terrazzato. Intorno a questo concetto centrale nella provincia di Sondrio sono state messe a punto strategie per un “appropriato sviluppo dell’offerta anche turistica”. Si sottolinea che prima di proporre una simile offerta ad un vasto pubblico sia necessario che gli abitanti stessi del luogo si rendino conto coscientemente del valore del loro terrtorio di quanto sia ”ricco proprio perchè diversificato”. Attività di” questo tipo vivono solo se il territorio ci crede…e quindi solamente nel caso in cui siano riconosciuti il suo significato storico ed economico ed il ruolo chiave che la sua conservazione e manutenzione svolge nel ruolo di protezione attiva dai danni sempre conseguenti all’incuria”. Il processo di valorizzazione richiede che tutti nel territorio vengano coinvolti: interessi economici, operatori del turismo e della cultura, professionisti costruttori e dalla formazione culturale e professionale dei giovani. Terkenli Theano S. ha condotto uno studio dettagliato su base empirica e premesse teoretiche sull’interrelazione tra turismo e paesaggio terrazzato in tre zone turistiche dell’isola di Lesvos(Grecia). Lo studio è riportato interamente su www.enpi-medscapes.org
Ambiente e rischio idrogeologico. L’abbandono del paesaggio terrazzato procura enormi danni al sistema di drenaggio in generale, ora che le acque meteoriche sono aumentate di frequenza ed intensità il pericolo franoso per territori scoscesi è enormemente aumentato. Un gran numero di studi condotti da ricercatori di nazionalità diverse confermano la validità del lavoro umano a forma di sentieri e terrazze per la stabilità dei pendii ed esortano a prestare attenzione alle conseguenze rovinose dell’abbandono. Zone terrazzate abbandonate ed occupate da vegetazione arborea e arbustiva hanno aumentato la fragilità del territorio e del rischio idrogeologico.
Patrimonio e paesaggi rurali storici. Come si gestisce l’eredità e la storia dei paesaggi rurali? La tipologia del paesaggio terrazzato di Ardèche può servire come riferimento per località diverse tenendo conto di alcuni parametri: Materiale, Pendenza, Controllo delle acque, tipo di Società rurale, Tempo (cambiamenti secolari), studio delle Forme architettoniche. Un indagine, basata sullo studio della bibliografia scientifica di settore, è stata condotta da Dezio Catherine sulla fragilità e resilienza (resistenza) di paesaggi terrazzat vitivinicoli UNESCO . Lo studio della resilienza spiega le possibilità di continuità e di contrasto all’usura del tempo di un patrimonio agricolo-storico, di interesse per capire come le relazioni tra comunità e paesaggio hanno conseguenze sul territorio. Un prodotto tipico e di valore: il limone amalfitano costituisce l’elemento chiave per la manutenzione del territorio nei secoli. I paesaggi terrazzati devono essere riscoperti (Ghersi Adriana) in quanto essenziali per una agricoltura sostenibile che coinvolge gli abitanti nella cura del paesaggio, nella multifunzionalità e potenzialità delle risorse (qualità dell’ambiente, attività diverse e nuovi modelli associativi) in grado anche di attrarre le giovani generazioni a lavorare in questo paesaggio. Nel calcolare gli investimenti necessari per la rigenerazione del paesaggio terrazzato bisogna come nel caso Ischia tener conto del Valore Economico Totale (VET) del paesaggio che “comprende sia valori d’uso che valori indipendenti dall’uso “cioè un Valore Sociale Complesso (biologico, ecologico, sociale). [Uno studio con queste caratteristiche è stato recentemente presentato da Toic, Kremenić per l’isola di Cherso in Studija Krajobraza Otoka Cresa (Lanscape study of the island of Cres). ndr. ].2016-07-15-14-03-58 Coscienti dello straordinario valore storico-culturale che i terrazzamenti agricoli rappresentano, UNESCO nel 2011 ha riclassificato i paesaggi culturali terrazzati come “evolutivi”e “viventi” la cui possibilità di conservazione risiede nella rigenerazione di valori per facilitare la loro protezione. Gli esempi concreti di una tale rigenerazione ci vengono forniti dalla conservazione e strategie di produzione nel Honghe Hani Rice Terraces, e dalla regione montagnosa dello Guangxi dove il paesaggio rurale viene trasformato in risorsa economica e turistica. Cipro secondo Pitta Anastasia possiede un identità geologica unica che si riflette sul paesaggio culturale e sul patrimonio architettonico. L’arte dei muri a secco caratterizzata da “sensibilità e flessibilità” va analizzata, classificata e documentata allo scopo di condurre analisi comparative con altre località del Mediterraneo. L’uso di una metodologie di ricerca, che dallo studio di un certo numero di casi particolari possa dedurre tendenze generali (Poggesi Niccolò), è di grande valore se si vuole conoscere le ragioni degli insediamenti culturali, la causa del loro abbandono e le ragioni sociali e storiche del cambiamento. Contemporaneamente vanno elencati, via web, i mezzi pratici necessari per catalogare e documentare i risultati di ricerca, per reperire fondi per la pubblicazione delle fonti e dei risultati.
Raccolta dell’acqua, resistenza e aridocultura. La particolarità di Pantelleria descritta nella sua cultura agricola, nei suoi terrazzamenti e nella raccolta delle acque sia da parte della vegetazione che dell’uomo. Un paradosso : lo studio di un processo di abbandono che apporta vantaggi ambientali; il caso di Pantelleria.

Cherso vista nell’ottica dei lavori dell’Incontro Mondiale sui Paesaggi Terrazzati.
In occasione dell’Incontro Mondiale sui paesaggi terrazzati una delegazione di 30 partecipanti alla Sessione Costiera Triestina sono venuti a Cherso, calorosamenti accolti dall’amministrazione Comunale, per scoprire, ammirare e meravigliarsi delle “gromace”, “masiere” di Cherso. Uno dei delegati alla presenza dell’operosità del contadino di Cherso ha spontaneamente esclamato: “quanta roba.. i xe mati” (quale mole.. sono matti).img_1514
Desiderando avere una formulazione che più si avvicini ad una definizione di paesaggi terrazzati, la descrizione fatta nel contesto del convegno da Pitta Anastasia (Cipro) potrebbe essere certamente ritenuta adeguata ed esauriente: “Dry stone art is a system for landscape constrution characterized by sensitivity and flexibility, originality of its material and technique, artistic and inventive craftmanship that is entirely compatible with natural enviroment and creates infrastructure for sustainable use of landscape. Is an intangible Culture Heritage that travels from antiquity until today facing the danger of rapid vanish of valuable testimonies and evidences” . La definizione copre esattamente le caratteristiche dei muri a secco di Cherso nella loro “monumentale diversità”, e tutte le eccellenze dichiarate e tutti i problemi sorti durante i giorni del convegno possono essere relazionati alla realtà chersina. Di grande stimolo ed aiuto per i prossimi impegni sono i temi, le strategie, le soluzioni di metodo presentati dalle diverse sezioni. Fondamentale è la riflessione fatta da Foppoli Dario e Di Capita Fulvio (Sondrio) nella loro trattazione: prima di qualsiasi intervento di qualsiasi tipo di valorizzazione del terriotorio si deve “passare attraverso l’esatta presa di coscienza della propria peculiarità e del valore del proprio territorio”. La comunità chersina deve riscoprire e nella maggior parte dei casi scoprire il “tesoro nascosto” che continuamente si presenta alla vista ma saltuariamente alla consapevolezza nelle forme di quella “monumentale diversità” espressa in tutte le formazioni architettoniche che per effetti di luce, di posizionamento, struttura ed abilità artigianale sono diversi una dall’altro e nella diversità esprimono bellezza (Angelini). Questa cultura “vive solo se il territorio ci crede e[…]può essere mantenuto solamente attraverso un rilevante impegno collettivo e quindi solamente nel caso in cui siano riconosciuti il suo significato storico ed economico ed il ruolo chiave che la sua conservazione e manutenzione svolge nel ruolo di protezione attiva dai danni sempre conseguenti all’incuria”.
Delle varie proposte fatte per valorizzare e curare i paesaggi terrazzati si possono derivare alcune di importanza per Cherso e riguardano: la metodologia da adottare, la multifunzionalità ed il turismo da estendere.
Metodologia: alle questioni del metodo si possono attribuire requisiti quantitativi: misurazioni, mappature e statistiche, ma anche strategie, progetti di percorso per il raggiungimento della prefissa finalità. Per Cherso servono entambi le precisazioni. Sarebbero utili misurazioni che definiscano la vastità territoriale dei muri a secco, la loro mole in lunghezza, altezza e volume, la quantità del lavoro impiegato per lo scasso del terreno e per l’erezione del manufatto ed una classificazione qualitativa dei paesaggi terrazzati con il metodo LIDAR (Light detection and ranging) per individuare a distanza la qualità degli oggetti osservati e sulla base dei risultati ottenuti elaborare un progetto per la conservazione del paesaggio. Sottoscrivere un contratto di custodia del territorio un CCT (Territory Custodial Contract) già messo in atto in un isola delle Canarie: La Gomera.Nell’isola di Ischia (Napoli) è stato elaborato un Valore Economico Totale (VET) del paesaggio che comprende i valori d’uso ed i valori indipendenti dall’uso un valore sociale complesso (biologico, ecologico e sociale). Lo studio portato a termine da Toić e Kremenić Lanscape study of the island of Cres è già importante quale contributo alla conoscenza reale e sensitiva del paesaggio di tutta l’isola e come base di proposte per l’utilizzo delle diverse aree per una politica di custodia del territorio adeguate a differenti indirizzi economici. Uno studio parallelo che si occupi esclusivamente dei paesaggi terrazzati darebbe la possibilità di formulare un CCT ed un VET per le “masiere”. Un progetto di salvaguardia del territorio senza un piano di educazione dei giovani alla coltivazione non ha tante prospettive future di successo; abbinando all’educazione l’istituzone di un comitato che operi per “Adotta un Terrazzamento” si conseguono i vantaggi del lavoro pratico con la conoscenza dei valori del terrazzamento. Sullo stesso tema di ripristino del territorio una “Banca della Terra” può, seguendo regole precise di conduzione, ripartire terreni incolti o boschivi a coloro che si impegnano di curarli. Oltre agli studi ed i progetti che si indirizzano alla manutenzione del territorio andrebbero parallelamente condotte ricerche sui costi causati dal degrado ed alla perdita degli ecosistemi.
Multifunzionalità. Nel sapere e nella cultura tradizionale il concetto di multifunzionalità del territorio agricolo e dei terrazzamenti non era forse concepito intellettualmente come tale, ma ugualmente e saggiamemente usato nella pratica quotidiana di quei tempi. Oggi per il bisogno di terreni agricoli e necessità occupazionali “un nuovo paradigma “post-produttivistico” deve corrispondere in modo più sostenibile alle nuove e multiple richieste della società contemporanea: sicurezza e qualità alimentare, funzionalità ecologica, produzione di energie rinnovabili, offerta di spazi per il tempo libero, la conservazone del patrimonio rurale e dei vaslori del paesaggio” (Geronta C, et alii). Tenendo conto di questo aspetto di recente introdotto e ripetutamente menzionato durante il convegno, il paesaggio terrazzato non è solamente luogo di produzione agricola (olearia nel contesto chersino) ma fonte di una produzione che pu`essere estesa ad altri settori. Di recente in località sparse sul globo il paesaggio agricolo ha assunto valore di risorsa legata al turismo.
Turismo. Una intera sessione (Canavese-Valle D’Aosta) si è occupata di paesaggio e turismo. Sarebbe inutile ripetere quanto già detto in proposito, vanno in ogni caso sottolineati alcuni argomenti che possono essere di vantaggio al turismo delle terrazze di Cherso, potenziale settore di sviluppo fino ad ora completamente ignorato. Nell’isola di La Gomera ripetutamente citata ( dove nel 2018 si svolgerà il IV Incontro Mondiale sui Paesaggi Terrazzati) è stato elaborato un abbinamento delle terrazze al turismo. Dato che le terrazze ci sono dappertutto (come a Cherso) gli abitanti l’isola si sono chiesti molto semplicemente: il turista o visitatore che sia, viene nella nostra isola e non vede questi manufatti come parte integrante della nostra cultura e stile di vita, allora c’è qualcosa che non torna, qualcosa è sbagliato. Si chiedono cosa stia succedendo: ci troviamo al soglio della dimenticanza? Stiamo assistendo al collasso dei nostri muri a secco “scrupolosamente” costruiti nel passato e segno di una cultura agricola altamente valutata? I terrazzamenti sono parte integrante del Patrimonio Culturale e come tali devono essere valorizzati e considerarsi alleati del turismo. Con l’uso di una metodologia partecipativa (che coinvolge l’industria turistica privata e pubblica, enti locali e regionali,l’Europa Carta Turismo Sostenibile ECST) hanno incentivato l’Eco Turismo da più di dieci anni ottenendo contemporaneamente partecipazione, coordinazione, cooperazione e consenso. Fondamentale per l’attrazione turistica è che sia curato l’aspetto estetico in quanto esso definisce il paesaggio isolano. L’estetica dei muri a secco, delle masiere, dei sentieri racchiude in sè il sapere tradizionale, pratiche locali, sistemi sociali che vanno oltre le soluzioni tecniche messe in atto. La bellezza dei muri a secco sono espressione di un sistema multifunzionale dove società, cultura, economia si basano su un attenta gestione delle risorse locali (Camara Lianet).

Aldo Policek : Masiere

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Masiere

Fina indove che l’ocio pol guardar
xe masiere. De monte fina in mar.

Masiere drite, come s’ciopetadeDSC01702
masiere come bisse, un fia’ imberlade
masiere dopie e ugnule, masiere:
una maledizion fata de piere,
de  miliardi de piere grige e bianche
su par le gobe, so par le calanche.

Masiere alte come monumenti,
masiere che resiste a tuti i venti,
masiere in fila come in procission:
una bestemia una benedizion?

Masiere longhe come filastroche
piene de busi, come tante boche
che ga sede e che aspeta un fia’ de piova.

Scorcio dal muro "ugnolo"

Qualcheduna de spini incoronada
e qualche altra mesa dirocada,
tante masiere e par sempre l’istessa
solo ogni tanto un petene: una lessa!

E po’ ancora masiere e ancora e ancora
che no le buta so nissuna bora
nè garbin nè siroco o levantera:
xe tuto uno tuto una masiera.
Mièri de masiere e po’ altre zento
come la storia de quel sior Intento
che si volè che tutave la digo
vedarè che mi mai no se distrigo.

Masiere par el drito e par roverso,img_1511
masiere: vu se ‘l simbolo de Cherso!

Giugno 1846: Tomaso Luciani visita Cherso

Il Prof. Emeritus Juraj Sepčic ci ha gentilmente inviato un estratto della rivista L’Istria, N.35., Anno1 che riguarda alcune osservazioni fatte dall’istriano Tomaso Luciani durante la sua visita a Cherso nel giugno del 1846. L’interesse del professore chersino per le masiere di Cherso ci induce naturalmente  a pubblicare l’inserto della rivista e ad aggiungere alcune riflessioni.

Non capita molto spesso di veder nominata Cherso in circostanze letterarie ed ancor più di rado menzionate le opere che gli agricoltori chersini hanno realizzato nel dover trasformare il loro ambiente naturale. Mi riferisco all’infinità dei muri a secco costruiti per permettere le piantagioni di olveti e vigneti.

Di solito Cherso viene nominata per le sue bellezze naturali, per il suo passato storico legato alla Serenissima, per alcuni personaggi illustri, per le origini di un flosofo e per quelle di molti sacerdoti e vescovi ma mai per ciò che una gran parte della popolazione chersina ha creato.

I monumenti che spesso ammiriamo nelle città o in luoghi da tempo abbandonati sono testimonianze di periodi di ricchezza ed eretti a gloria di individui prominenti siano essi principi, monarchi o industriali oppure a dimostrazione di una supremazia religiosa. Il monumento eretto dagli agricoltori chersini non è niente di tutto questo o è tutto questo ma con contrapposte caratteristiche: non è stato costruito dopo raggiunta ricchezza ma è ricchezza in se e per di più collettiva, non è luogo di preghiera ma santuario del lavoro e sacrificio. Gli agricoltori chersini hanno elevato un monumento a se stessi simbolo di un accumulato lavoro comune.

Hanno creato una monumentalità originale, unica anche nelle sue dimensioni e rapporti con lo spazio circostante occupando lo spazio stesso orizzontalmente invece che verticalmente come di solito accade. Si potrebbe definirla una monumentalità democratica conseguita da individui incalliti in una ostinata fatica.

Un patriotta istriano, esattamente di Albona, Tomaso Luciani così  si esprime dopo una breve visita a Cherso in data 13 giugno 1846:

…. e visitai in brevissimi giorni Cherso… vidi e osservai quanto basta per rimanere persuaso che l’isola di Cherso è per molti rapporti meritevole di essere veduta e studiata….

….. fui contento perciò d’ammirare con istupore misto di compiacenza e di malinconia le ripide e pietrose costiere che da tre lati circondano la città di Cherso, tutte dall’imo al sommo coperte d’oliveti, di vigneti, di ficaie,d’ortaglie; con istupore dissi misto di malinconia pensando ai copiosi e caldi sudori che saranno piovuti dalle fronti di questi laboriosi isolani, prima che abbiano condotto a termine gl’innumerevoli muricciuoli in mille labirintiche guise intrecciantesi a segnal di confine, e più spesso a sostegno della poca terra vegetale che dà alimento alle piante.

Oh! Gente troppo degna di una sorte migliore…. Sorga deh! Sorga presto e rifulga anche sul tuo basso orizzonte il nuovo sole delle scienze applicate alle arti, onde i figli tuoi possono procacciarsi un sufficiente sostentamento, al quale ogni mortale ha diritto, con meno stenti e sudori e pericoli…. Cherso…isola abitata dagli Dei….

Che dire! Tomaso Luciani come Alberto Fortis si esprimono inequivocabilmente alla stessa maniera che potrebbe riassumersi con le parole del poeta dialettale chersino Aldo Policek in “Masiere” …..”vu se ‘l simbolo de Cherso!”

Tarcisio Bommarco

 

L’Informatica di Pietra

Ἥφαιστος, Ἲδης λαμπρὸν ἐκπέμπων σέλας, φρυκτὸς δὲ φρυκτὸν δεῦρ` ἀπ` ἀγγάρου πυρὸςἔπεμπεν

Efesto, mandando dall’Ida una fiamma luminosa,
un segnale inviava ad altro segnale, grazie al fuoco messaggero.

              Eschilo, Agamennone, vv. 281-283

Dal Castelliere sul Monte Sis

Dal Castelliere sul Monte Sis

Nella preistoria, lungo la Via dell’Ambra, le Isole Liburniche furono centro di scambio fra i fossili della resina arborea, provenienti dalle coste del Baltico, e i prodotti della materia prima, lavorati nelle città dell’Egeo e dell’Egitto. L’ ambra, ἤλεκτρον, per la proprietà di scintillare se sfregata, diede nome all’elettricità. Se ne ricavavano per lo più ornamenti del corpo femminile, usati poi come strumenti rituali per la penetrazione del Culto del Sole dal Mediterraneo al nord dell’Europa. In una catena di depositi sotterranei in muratura, sorta di cisterne, si conservava il minerale, le pezzature più grosse sul fondo, per prevenirne il furto. L’arcipelago del Quarnero era propizio al mercato, perché i naviganti non osavano avventurarsi nelle terre lontane e i carovanieri temevano il mare al largo.

Cherso e Lussino, centro degli scambi, la borsa valori di allora, abbisognava di informazioni precise e tempestive. Queste informazioni venivano trasmesse, di giorno con segnali di fumo, di notte con il fuoco dei falò, dai castellieri sulle cime dei colli e sulle vette dei monti, in vista l’uno dell’altro a formare una rete di ricetrasmittenti che avvolgeva le sponde del mare e i territori dove c’erano le città più importanti

Lo sappiamo, fra l’altro, dalla tragedia Agamennone di Euripide, rappresentata per la prima volta ad Atene nel 458 a.C. Le vicende hanno inizio quando la notizia della caduta di Troia giunge ad Argo, portata dalla luce, della quale si dice che nulla è più veloce del suo raggio luminoso, ed è un’intuizione che precorre Einstein. La regina Clitemestra descrive minuziosamente il percorso e riferisce che, in ogni punto di segnalazione, brevissimo è stato l’intervallo di tempo trascorso fra l’avvistamento del fuoco e l’accensione di una nuova fiamma. In riassunto, quel lungo itinerario parte dal monte Ida, presso Troia, punta sull’isola di Lemno, supera la Beozia e l’Attica, scavalca l’istmo di Corinto e accende un’ultima fiaccola sul picco Aracnèo, donde quel bagliore è scorto da una guardia della reggia di Argo,  addetta al servizio che, per disposizione di Clitemestra, da dieci anni ininterrottamente vigila in attesa della fine della guerra di Troia, condotta dal marito suo, Agamennone.

E’ da supporre che gli addetti di ciascuno snodo, ricevuto un messaggio, potessero dirottarlo su una o su un’altra direzione, in rispondenza  alla prevedibile curiosità che il contenuto della singola segnalazione avrebbe suscitato fra i destinatari. L’insieme presenta quindi una notevole analogia con la rete internet: le rocche in pietra sui cocuzzoli sono hard, il fuoco è soft.

L’affinità fra l’antico e il moderno è garantita dall’uso dei simboli. Heidegger maturò questa convinzione ammirando il paesaggio di cui trattiamo e ne scrisse nel diario del suo “Viaggio in Grecia”. La prima pietra, fondamento di una masiera, e altresì l’ultima pietra in vetta a un culmime, è il Κóσϻοϛ, replicato altresì nel gioiello in ambra, ornamento che in sè racchiude l’universo e lo disciplina e organizza. Heidegger cita Eraclito: “Vi è un gioco alterno tra misura e assenza di misura, scambiarsi reciproco delle cose con il fuoco e del fuoco con le cose, simile allo scambio dell’oro con le merci e delle merci con l’oro”. Heidegger ritiene che lo scambio è il motore specifico ed esclusivo di tutto ciò che i greci crearono e che il fuoco è il fulcro di ogni comunicazione: “Nello scambio fra l’Oriente e l’Occidente, l’Asiatico portò tra i Greci un oscuro fuoco, ed essi, con la loro poesia e il loro pensiero, ne composero la natura fiammeggiante, disponendola in una forma dotata di chiarezza e di misura”.

Se noi pensiamo che nelle opere dell’uomo vi siano caratteristiche permanenti, quanto al collegare fra loro le intuizioni logiche e l’ingegnosità manuale, il reticolo delle murature a secco di Cherso potrebbe essere interpretato dagli archeologi come un primo esempio di coerenza progettuale fra città e territorio, matrice archetipica che presiede a tutte le evoluzioni posteriori, nel dispiegarsi dell’antropizzazione

Vi fu un enorme dispiegamento di forza lavoro, protratto per molte generazioni, da parte di una moltitudine di uomini incredibilmente fedeli al progetto originario, e nulla andò sprecato. Ne è prova la pluralità degli usi dello stesso manufatto. Le torri di segnalazione erano nel contempo fari per orientare la navigazione e abitazioni nei castellieri fortificati, difesi da una triplice cinta di possenti murature. Altrettanto dicasi degli appezzamenti spietrati, attaccati l’uno all’altro, senza che vada perso un palmo di terreno. La partizione asseconda  orografia e pedologia e segue i confini delle proprietà private, entro ampiezze proporzionate alla destinazione d’uso: orticoltura, vigneto, oliveto, cereali per quanto in piccola quantità, prato, bosco.

 Lessa (Cancello di ginepro)

Lessa (Cancello di ginepro)

Gli accessi sono protetti da una staccionata in ginepro a passo d’uomo, mentre più ampio cancello immette ai siti dell’allevamento domestico, attrezzati con rifugi per gli uomini e gli animali, e collegati con i tratturi larghi e quasi rettilinei. Altri spazi sono destinati all’allevamento brado, dotato di casite. Muretti bassi segnano le divisioni interne, ma murature ad altezza d’uomo fiancheggiano su entrambi i lati le stradine, insinuate fra i campicelli secondo il disegno che si deve alla mente d’un sapiente geometra. il quale, per l’armonia alla vista e il buon ritmo del passo, sembra si sia attenuto alla stessa derivata nel conformare il tracciato delle curve, lungo un itinerario che, al riparo dei venti, sale lentamente, ad andamento planimetrico ondeggiante, sulle linee di livello, fra speroni e vallicole.

Il reticolo delle masiere copre l’intera Isola di Cherso, lunga oltre 60 km, con maglie di diversa grandezza, in rispondenza all’intensità dell’intervento umano. Come si è detto, la medesima parcella può accogliere funzioni diverse, e murature interne allo stesso appezzamento consentono la spartizione di quell’area a più usi e altresì l’estensione o la riduzione di un determinato uso, a seconda delle stagioni e dell’andamento climatico ed economico. Al sistema funzionale si sovrappone una seconda trama che delimita le proprietà.

Di questa sterminata opera costruttiva restano soltanto parti. Altrove i sassi sono franati al suolo, dando così al paesaggio l’aspetto di un gigantesco parco archeologico. Ed è proprio all’archeologo che spetterebbe il compito di individuare le funzioni originarie. La sua ricerca può essere paragonata al giochetto del mosaico misterioso nei settimanali di enigmistica. L’intrico delle linee sembra privo di senso. Ma partendo da una porzione, della quale è evidente il significato, si possono annerire figure complete, talvolta sovrapposte.

Oliveto a Ponta Grassa

Oliveto a Ponta Grassa

Il reticolo delle masiere è uguale al mosaico misterioso, ma l’invenzione procede nel senso opposto, dall’orticello di casa alla partizione di tutta l’isola. Ripercorrendo codesta processualità, si capisce che cos’è la razionalità storica. Molti ritengono che la razionalità è il collegamento di parti note secondo uno schema di funzionamento meccanico dell’insieme. Nulla di più falso. L’esperienza autentica dell’uomo antico, e altresì dell’infante d’oggi, parte dal duro scontro contro la natura ostile, nello sforzo di assicurarsi la sopravvivenza. Così facendo l’uomo, il primo animale consapevole, ingloba nel proprio passato  accadimenti casuali, fatiche sue inutili, battaglie condotte per ragioni di puro prestigio e la memoria del tutto è la memoria specifica e irripetibile di ogni popolo e, in qualche misura, di ogni individuo, a formare così la razionalità della storia.

Nel caso di Cherso, l’esperienza collettiva dei pastori e dei contadini è radicata al territorio, all’alchimia, per dirla con D’Annunzio, dell’ “isola di sasso che l’ulivo fa d’argento”, ma l’esperienza ulisside dei suoi navigatori verifica il permanere della propria identità, in fuga dalla piccola patria. Ognuno dei primi, usi all’infinita pazienza ripetitiva, porta un masso squadrato, ogni volta che sale sulla montagna, per alzare alla speranza dell’eterno il ben costruito santuario della Madonna di San Salvador. I secondi –  anche qui hard insieme a soft – consegnano all’ingenuità dell’ex voto nella chiesetta l’istante in cui vita e morte hanno giocato ai dadi sulla barca impazzita nell’uragano.

Il rigore razionale assegna in premio agli uomini la bellezza più autentica. ed è la radice classica della nostra civiltà. C’è al riguardo la testimonianza di scrittori provenienti dal nord che hanno avvertito a Cherso, più che in Grecia, l’aria e la luce dei poemi omerici e della tragedia antica. Se è ancora permesso sognare. immagino la cavea di un teatro greco, scavata in vista del mare sull’alto crinale della montagna nei pressi del Lago di Vrana.

Ma sarebbe sufficiente, a migliorare la nostra sorte, la consapevolezza di come avvenga la nascita o la rinascita di una civiltà. Sempre, in tutte le terre e in tutte le culture, le imprese originarie hanno una grandiosità che stupisce e che a noi, cittadini della miniaturizzazione, appare come un segno d’incoraggiamento a se stessi, tale che soltanto il primitivo eroismo nell’epica lotta contro le avversità della natura poteva esprimere.

Particolarmente ciò è evidente a Cherso-Lussino, stretta e lunga striscia sassosa, in mezzo a un mare facile alle tempeste. Penso non vi siano molti esempi sulla terra di un’opera pari a questa per dimensione ed estensione delle costruzioni. Nella società della propaganda, che spesso esalta con false celebrazioni fatti e misfatti guerreschi, che sarebbero da dimenticare, noi dovremmo custodire e onorare questa solenne e spontanea monumentazione della propria volontà di sopravvivenza, identità morale di una popolazione pacifica.

 

 

© 2017 I Muri a Secco di Cres-Cherso

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