Author: Tarcisio Bommarco

Il Paesaggio storico e culturale dell’Isola di Cherso

Il paesaggio storico e culturale dell’isola di Cherso

                             Dalla preistoria al XIX secolo

Time present and time past                              Presente e passato

Are both perhaps present in timefuture        sono entrambi forse presenti nel tempo futuro

And time future contained in timepast         e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato

 

“Burnt Norton”   T.S. Eliot

 

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Paesaggio pastorale al centro dell’isola Foto O.Markovic

Geograficamente Cherso occupa una posizione strategica nell’area dell’alto Adriatico al centro di importanti vie di comunicazione e flussi culturali nelle direttrici Nord-Sud ed Est-Ovest. L’isola fa parte integrante del contesto culturale, climatico, ambientale, storico ed economico del Mediterraneo. Gli usi contadini, le stagioni, le temperature i cicli di coltura della nostra isola possono essere rilevati in Grecia, Sicilia, Provenza, Catalogna. I metodi di coltivazione e le relazioni e proporzioni fra le terre coltivate a vite, olivi e pascoli non è che cambiassero di molto nelle diverse zone del Mediterraneo, ma quando ciò accadeva era dovuto principalmente a faktori esterni. Quests accadde a Cherso durante i domini Bizantini, Ungheresi, Veneziani ed altri, verificandosi con le stesse caratteristiche nel Portogallo, Andalusia e Castiglia (Braudel).  Cherso possiede, come d’altra parte altre innumerevoli isole del Mediterraneo, una propria specificità; racchiude all’interno del suo perimetro costiero un particolare ambiente naturale ed umano che nel corso della sua storia ha vissuto un forte conflitto fra progresso e stagnazione. A parte le sue bellezze paesaggistiche, i profumi naturali che ispirano chi la visita, l’isola non è stata in tempi passati oggetto di ambito possesso,  per il suo fascino, ma per la ricchezza dei suoi boschi la quantità e qualità delle carni, dei formaggi, del vino e dell’olio che vi si produceva. Nonostante questa rigogliosità naturale e considerevole base economica gli abitanti di Cherso hanno sempre dovuto combattere contro una continua scarsità intercalata da periodi di miseria e vera e propria fame. Nel contesto mediterraneo, e nell’ambito del contrasto tra una natura carsica, calcarea, sassosa ed allo stesso tempo seducente e florida, si è sviluppato un genere particolare di cultura umana che in maniera inequivocabile si riproduce nel paesaggio dell’isola. Il paesaggio storico culturale nel suo insieme racchiude in sé connotati storici, sociali ed economici che si possono leggere: nelle forme architettoniche, negli usi del materiale calcareo, nelle soluzioni morfologiche del lavoro umano formando il senso della storia. Dagli insediamenti preistorici dei castellieri al periodo della pastorizia fino all’enorme sterramento del suolo che ha consentito un’agricoltura, si sono avvicendate migrazioni, diversità di domini e civilizzazioni con influenze orientali e profonde religiosità. Nell’intercorso di queste vicende si viene formando una cultura isolana che a causa della sua stessa natura geografica mantiene per lungo tempo intatti costumi, forme di vita e lingue.

Un primo elemento nella successione storica del paesaggio è costituito dai castellieri che sorgono più o meno evidenti, più o meno accessibili sulle alture dell’isola, databili dal paleolitico fino all’Età de Bronzo (3500-1200 AC). La civiltà dei Castellieri è molto diffusa in Istria, Friuli, Costiera Triestina ma presente anche nella Provenza in Francia. (Per F.Braudel la civiltà mediterranea nasce sulle montagne per poi scendere alla costa principalmente durante il periodo romano).  Gli insediamenti presentano metodi di costruzione dei muri a secco che si assomigliano fra di loro e servono di difesa ma anche per limitare zone di coltura e pascolo. Nell’isola i castellieri sono numerosi, C.Marchesetti (archeologo triestino) nel 1924 ne enumera 14 “numero certamente inferiore al reale” e così si esprime in merito al loro valore: “nei castellieri si racchiude la storia del nostro paese, ch’essi gelosamente ci conservano attraverso la lunga serie dei secoli. Veramente reliquie d’un tempo remotissimo essi dovrebbero essere riguardati quali monumenti intangibili, sacri a quanti sentono l’amore e la dignità della propria terra”.

Rovide di una chiesetta sul castelliere di S.Bartolomeo.Foto O.Markovic

Rovine di una chiesetta sul castelliere di S.Bartolomeo.Foto O.Markovic

  1. Stražičić (1977)ne conta una settantina, ma solamente alcuni sono stati studiati attentamente. Quelli osservati a Vela Straza, Skulki, Halm e Pukonjina presentano imponenti muri che circondano quello che una volta era la parte abitata della località. La tecnica di costruzione usata per erigere queste muraglie e quella detta a “sacco”: due muri paralleli le cui facce esterne sono costituite da grossi macigni nel mezzo riempiti di pietrame, paragonabili all’ attuale muro doppio.

Il maggior numero di castellieri si nota nella parte centro -meridionale dell’isola ma divisi in due direzioni longitudinali: una all’interno nella parte più larga e l’altra più vicina alla costa occidentale.

Distribuzione dei caastellieri sull'isola secondo N.Stražičić.

Distribuzione dei caastellieri sull’isola secondo N.Stražičić.

Nella parte meridionale e settentrionale sono meno numerosi anche se alcuni di notevole importanza per la loro posizione strategica come sul monte Sis ( 638m.) e S. Bartolomeo (314m.) sopra il centro cittadino. Un dato di notevole importanza è rilevato dall’archeologa Jasminka Ċus-Rukonić che osserva come questi insediamenti sono posizionati una dopo l’altro “come maglie di una catena, questa struttura si ripete lungo i plateaux montagnosi, le sommità delle colline e le cime delle montagne …”

Le ragioni di un tale posizionamento, la gerarchia dei castellieri rispetto a grandezza e distribuzione sul territorio ed una cronologia fra le due “catene” non sono al momento state]oggetto di indagine. Possediamo, riguardo alla datazione, un commento del Marchesetti sull‘esito degli scavi “una grande uniformità ci presentano i manufatti raccolti, sicchè dobbiamo ammettere una notevole arcaicità di questa stazione” e un’affermazione dell’archeologo, riportata da Paola Cassola Guida, il quale “sosteneva con tenacia la maggior antichità degli insediamenti fortificati delle isole del Quarnero rispetto a quelle del Carso Triestino”.

Sarebbe di grande rilievo conoscere a quale epoca, nel corso del processo di civilizzazione preistorica durato 15 secoli, appartengono i castellieri chersini. Studi recenti considerano la civiltà dei castellieri un passo importante nello sviluppo sociale e culturale umano sostenendo che essi siano stati determinati nel colonizzare ed “addomesticare” il paesaggio. In diversi studi basati su differenti esperienze geografiche si nota (come d’altronde anche a Cherso)” l’abbattimento dei boschi, in prossimità degli insediamenti sulle alture, per l’uso della terra, in primo luogo, ai fini della pastorizia. Dalle ricerche fino ad ora condotte si deduce che la costruzione delle grosse muraglie, delle terrazze, dei tumuli (per le sepolture e come limiti agli abitati) ed altre grandi strutture, abbia richiesto una organizzazione sociale più avanzata di quella del periodo pre-castellieri. Particolare attenzione va rivolta alla grande quantità di tumuli sparsi sul paesaggio nelle vicinanze dei castellieri o entro la loro cinta.(1)Ricerche paletnologiche condotte in Friuli ed Istria ritengono questi tumuli essere siti di sepoltura ed inoltre a causa della loro collocazione segni di confine per un abitato .

(1)Alla luce di recenti scoperte (2015) compiute da ricercatori americani e danesi basate su studi genetici (DNA) di antichi campioni, hanno portato all’individuazione di una popolazione fantasma non prima conosciuta “gost population” una ANE (Ancient Northern Europeans) composta dalla fusione fra Cacciatori-Raccoglitori ed agricoltori del Medio Oriente. Denominata Yamnaya si è sparsa, all’incirca 5000 anni fa, in seguito ad una forte migrazione nel Nord ed Est Europa. Una delle caratteristiche della cultura Yamna è la sepoltura in tumuli ed in fosse con il corpo in posizione supina e rannicchiato (“supine position with bend knees”). Gli scavi eseguiti da Marchesetti e De Petris su alcuni tumuli di Cherso presentano caratteristiche simili.

Da esigenze dettate dall’obbligo di una difesa comune del territorio ed una gestione del territorio stesso per il sostentamento si può dedurre che a quei tempi l’organizzazione sociale formata sulla base di famiglie allargate richiedesse la conduzione comune della proprietà. Una caratteristica isolana che permane a lungo nei secoli. Dalle ipotesi prese in considerazione e convalidate da altre ricerche si può calcolare che la popolazione di Cherso nel periodo preistorico fosse numerosa e disponesse di risorse sufficienti al suo sostentamento. La disposizione di vicinanza e comunicazione reciproca ha sicuramente giovato in frangenti di pericolo esterno ad una difesa comune. Il contrasto di queste tribù di Giapidi e Liburni ai Romani fu tenace ma vennero sconfitti nel 169 a. C. dal console Cassio Longino.

Può l’anno 129 a.C. con l’entrata in scena dei Romani, essere considerato come la data della fine della civiltà dei castellieri? Certamente no, le vicende storiche non si esauriscono a date precise ma possono servire come punti di riferimento a nuove fasi di civilizzazione conservando rilevanti caratteristiche del passato. “The later hillfort landscape can be understood as a combination of traditional landscape and progress coming with the Urnfield culture and Iron Age contacts with other regions []associate with the long term aspect of life in prehistoric Karst[(Novaković ) Nel suo complesso l’espansione dell’Impero Romano nel Mediterraneo porta ad un trasferimento delle popolazioni dalle zone montane verso la costa dopo il risanamento delle zone paludose delle foci dei fiumi e la fondazione di centri cittadini.

La civiltà dei castellieri non si estingue, gradatamente si estende e si trasforma in una civiltà in gran parte dedicata alla pastorizia. Gli abitanti i castellieri scendono a valle e gli animali ovini e caprini che pascolavano entro ai recinti circolari ed ellittici dell’abitato sulle alture, occupano col trascorrere dei tempi in maniera più estesa la parte centrale dell’isola. Il paesaggio culturale di questa zona dell’isola porta distintamente i segni di questa evoluzione. Vasti spazi racchiusi entro lunghissimi muri a secco.

Muri a secco per la pastorizia neo pressa di Belej Foto O.Markovic

Muri a secco per la pastorizia neo pressa di Belej Foto O.Marković 

2016-07-15-14-03-58 Lo stesso fenomeno si riscontra in altre parti dell’isola, zone di pastorizia si trovano sia al Nord in Tramontana che al centro, ma il rapporto evidente fra le due civiltà si evidenzia in quest’area centrale. Con riferimento a quest’attività produttiva si trovano anche i centri della pastorizia isolana: Belej, Hrasta, Orlez con strutture in pietra a secco che richiamano a questa economia. Il frontespizio  e le osservazioni contenute nel lavoro di Ugo Toić e Tanja Kremenić “Studija Krajobraza Otoka Cres” riportano in maniera emblematica le caratteristiche di questa parte dell’isola. (Il vero centro che regola, amministra e governa è però Ossero che si costituisce a primo centro decisionale con tutte gli attributi che lo definiscono come tale: residenza del conte, del vescovo, e consiglio cittadino. Gran parte dell’esercizio politico ed amministrativo ruota intorno alle proprietà dei pascoli alla concessione degli erbatici, alle terre comuni ed al conflitto che ne deriva fra tradizione antiche ed esigenze che risentono della pressione di influenze esterne.

Di quanto in dettaglio venga regolata la gestione della pastorizia e della sua importanza economica valga quanto si riscontra nello Statuto dell’Isola di Cherso ed Ossero. Lo Statuto ha una storia lunga che si estende fino al 1640, ma quello stampato ad Ossero nel 1441 si riferisce con certezza al primo che risale alla metà del XIV secolo (1332) che riporta usanze e regolamenti ancora più antichi.

Il III° libro degli Statuti tratta dei ”Pastori, Bravari, Danni datti e Bondi”L’ammontare delle pene, ad esempio, sono ancora impartite in bisanti (moneta in uso durante l’Impero Bizantino) che può anche essere riferita solo al nome della moneta e non al suo valore ma che comunque indica un rapporto ancora esistente con il passato.  Nei paragrafi che si susseguono si vedono regolati i rapporti fra pastore e bravaro, la comunità ed il proprietario, la vendita delle pelli, dei formaggi, delle bestie ammalate e ferite, dei danni alle serraglie, del taglio dei ginepri e della cura dei muri che producono ombra al bestiame,  dei risarcimenti per i danni alle vigne, ed annovera una quantità di norme riguardanti l’abbattimento dei boschi.

Paesaggio pastorale di Cherso. Foto O.Markovic

Paesaggio pastorale di Cherso. Foto O.Markovic

Le forme di governo e l’assetto istituzionale della comunità si adeguano sia alle tradizioni che al tipo dell’economia vigente. Le decisioni per la comunità vengono approvate ancora con il largo consenso della popolazione “conventus ante ecclesiam o conventus civium” (assemblea difronte alla chiesa) ad esempio per l’amministrazione dei beni dato che gran parte delle terre sono ancora di proprietà della comunità ed i proprietari dei greggi pagano l’erbatico all’interno di una società composta da famiglie allargate a struttura patriarcale. I conflitti fra gli isolani e gli agenti esterni nascono dalle esigenze esose da parte dei feudatari siano essi Bizantini, Ungheresi che Veneziani che si sono succeduti nel lungo periodo che va dalla metà del VI agli inizi del XV secolo; sono anche dovuti alla volontà di indipendenza ed autogoverno. Questa tradizione di indipendenza si protrarrà nei secoli, rimarrà sempre viva, anche quando si formerà il Comune di Cherso, sull’influsso di quello veneziano. Lo spirito indipendentistico e tradizionale sarà sempre presente in quella parte della popolazione che si considera portatrice di costumi di vita tradizionali e si definisce Universalità o Università in contrasto ad un’amministrazione oligarchica ed aristocratica.

Non va dimenticato che intorno alla pastorizia viene a formarsi un complesso di attività produttive e commerciali che durano anche quando l’economia di base si sposta verso l’agricoltura. Si conciano pelli, si producono formaggi ma sopra tutto dalla lana si ricava la rassa, una stoffa grezza che viene in maggior parte e in grande quantità esportata a Venezia  (nel 1500 per un valore di 1000 ducati) ma anche in altre località dell’Istria. Nel 1553 la lavorazione annua della rassa ammontava a 150.000 brazza (102.000 m.) secondo Giovanni Battista Giustinian, Procuratore).

Fattori interni quali: l’incremento della produzione agricola, l’aria malsana delle paludi circostanti ad Ossero, e quelli esterni dovuti principalmente agli interessi politici ed economici di Venezia per la conduzione delle gastaldie nella parte meridionale dell’isola portano a contrasti violenti tra Vescovo e Conte e ad un dislocamento del centro politico ed amministrativo da Ossero a Cherso. Ciò avviene ufficialmente nel 1458-60, ma molti anni prima già alla fine del 1300 e sicuramente dal 1409 con la vendita dei possedimenti dalmati da parte dell’Ungheria era già in atto un trasferimento di poteri, indirizzi economici ed abitanti, alla parte centrale dell’isola intorno alla baia di Cherso.

È nella zona collinosa soprastante il centro cittadino e zone limitrofe (da San Biagio a Nord fino a Buz nel Vallone a Sud) che si estende la grande quantità delle coltivazioni terrazzate. Non si conosce quando i primi terrazzamenti siano stati eretti, nessun documento ufficiale, nessuna cronaca parla del dissodamento della terra e dell’immenso lavoro messo in atto dagli zappatori  (kopać) chersini, (l’unica notizia reperita risale al 2/1 1778 e dice: “si dia facoltà al conduttor e di San Biagio di costruire una masiera doppia di passi 203 [353m.]e ugnola di 998 passi [1736m] a soldi 10 al passo per la prima e di 5 la seconda e due secchi di vino [21,5 l.] e da detrarre le spese dell’ammontare dell’affitto”). Non sarebbe comunque del tutto estraneo alla realtà dei fatti assumere che questa attività in gran parte di tipo agricolo possa essere iniziata dal decadimento di Ossero per le ragioni menzionate e dalla necessità di sostentamento per una popolazione in crescita nel centro dell’isola di Cherso. Fonti, per così dire indirette, ci forniscono le prove necessarie per porer affermare che una tale evoluzione abbia avuto luogo.

Un elemento di rilievo del trapasso fra pastorizia ed agricoltura e del cambiamento culturale ed economico in corso è costituito dalla Fraterna di San Lorenzo. È confermata storicamente l’esistenza e l’importanza della Confraternita di San Lorenzo situata nella località Lovrenski ad oriente del centro cittadino. La storia di questa località e confraternita presenta caratteri particolari sia per le sue origini che per la partecipazione a circostanze storiche nelle quali viene coinvolta. Già insediamento all’epoca romana, poi in proprietà comune di alcune famiglie allargate a regime patriarcale (brastvo) è sempre stata confraternita molto ricca per i suoi animali e per la produzione della lana, dei formaggi e del vino ed in diverse circostanze chiamata ad aiutare economicamente la Magnifica Comunità di Cherso. Il paesaggio rurale in questa località è ora coperto da boscaglia ma i segni di attività remote e più recenti sono evidenti.

Sono del parere che la zona terrazzata della parte centrale dell’isola rappresenti storicamente un cambiamento epocale, e se vogliamo, uno sviluppo non solamente nell’indirizzo di un economia agricola ma anche nella divisione della proprietà ed il passaggio da una gestione  della terra da comune a privata; sarà proprio questa divisione a dare quell’impronta peculiare al paesaggio con gli innumerevoli menik,menicić,muri a secco, terrazze, mulattiere, sentieri, klanez, pocivalić,barbacani, muri “doppi” e “ugnoli”, vrtić (giardinetti con una sola pianta) e gradini d’ingresso alle terrazze, etc. che non sarebbe stata possibile nel contesto di una proprietà in comune o con le caratteristiche del latifondo a conduzione feudale.Vrtic (giardinetto) Realtà e poesia. Foto T.Bommarco

(giardinetto) Realtà e poesia. Foto T.Bommarco .

Per tradizione e per solidità economica i grossi proprietari terrieri legati in maggior parte alla nobiltà e ad alcuni cittadini facoltosi possedevano le loro terre nelle zone ricche di boschi e di terreni arabili all’estremo Nord (Tramontana) e al Sud dell’isola (Križa) nelle così dette stanzie. Il bosco richiede una disponibilità di capitali che solo i ricchi di Cherso potevano permettersi. Alcune famiglie (i Petris) erano anche proprietari della zona agricola più ricca di Cherso, il Pischio valutato nel 1687 a 970 ducati, l’estensione non è conosciuta, di certo era coltivata a vigneto nella parte contigua alla chiesa di Santo Stefano (l’attuale orto del Pischo).

La maggior parte delle graje, che si estendono nella zona centrale dell’isola, costituiscono al contrario il nucleo della piccola proprietà terriera quello dellavrtić più o meno povera. Un’ indagine, non approfondita nei dettagli, ma attendibile per conoscenze storiche, conferma che i territori in questione all’origine erano terre di proprietà del Comune, del Convento, del Capitolo della Collegiata, delle Confraternite ed anche di Venezia. All’inizio il fondo veniva dato in enfiteusi (a livello) al contadino per poi con il passare degli anni lui stesso o gli eredi ne divenivano i proprietari a tutti gli effetti.

Economia del suolo. Foto T.Bommarco

Economia del suolo. Foto T.Bommarco

In tutto questo processo di trasformazione le Confraternite di San Giovanni in Piazza, Sant’Isidoro, Corpus Domini, Madonna del Rosario, Maria Maddalena, ( per nominarne alcune) hanno avuto un ruolo centrale per l’evoluzione dell’agricoltura e la creazione del paesaggio umano. Non potendo le confraternite, secondo le leggi veneziane, essere proprietarie di beni immobili, gli appezzamenti venivano ceduti in affitto o venduti a coloro che potevano coltivarli o comperarli (livelli francabili). Sia nelle compere che nei casi di enfiteusi concedevano inoltre prestiti agli interessati. Come garanzia veniva richiesta, a seconda della somma, l’ipoteca su di un bene immobile e la garanzia di due pieggi (garanti). Si viene così a sapere dalle Conferenze delle Confraternite nei Libri dei Consigli di Cherso i nomi delle persone che facevano i prestiti il tipo di proprietà che impegnavano come ipoteca, i nomi dei pieggi, e l’entità dei prestiti che a volte servivano per riscattare le migliorie che avevano fatto sul fondo. Il movimento, in genere di piccoli capitali, è molto frequente dalla seconda metà del 1600 ai primi decenni del 1700 ed in ogni Conferenza delle Fraterne composte da popolani si concedono prestiti nuovi e si rinviano i pagamenti dei vecchi che permettevano, grazie alle lunghe scadenze, ai padri e nel caso agli eredi di conseguire la proprietà del terreno. La divisione dei terreni procede durante il XIX secolo, nel 1868 il 13/1 circa 700 cittadini si riversano in piazza per ringraziare la deputazione comunale di locare terreni incolti del patrimonio comunale per la coltivazione (in affittanza e mezzadria) probabilmente in località Gavsa. Nell’anno seguente vengono tratte a sorte 242 particelle a San Lorenzo con canoni d’affitto da 50 soldi a 5 fiorini.

L’immenso lavoro impiegato nell‘erezione delle muraglie dei castellieri, dei chilometrici muri a secco a protezione dei greggi e dei terrazzamenti per l’agricoltura: su di un terreno calcareo, sassoso e povero, non potesse essere realizzato che nell’ambito culturale di un isola da una popolazione fortemente legata a tradizioni secolari. Il singolare paesaggio umano riporta fedelmente la tradizione storica espressione di un continuo contrasto fra isolamento e civilizzazione.

 

 

 

Bibliografia

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BRAUDEL F. 1949, La Méditerranée et le Monde Méditerranéen a l’epoque de Philippe II, Paris

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ĊUS-RUKONIĆJ. 2005, Carlo Marchesetti, Vladimir Miroslajević e Nikola Stražičić: i castellieri sull’arcipelago di Cres (Cherso) e Losinj (Lussino),Fonti e Studi per la Storia della Venezia Giulia, Vol.IX, Trieste, pp.419-426

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LEMESSI N. 1980, Note storiche, artistiche sull’isola di Cherso,Roma, Vol. 1-5.

NOVAKOVIĆ P. The cultural lanscapes of hillforts, Fonti e studi per la storia della  Venezia Giulia. Vol.IX, Trieste, pp. 301-322.

TOIĆ U.,KREMENIĆT. 2015, Studija Krajobraza Otoka Cresa,Cres.

 

 

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Manifesto Paesaggi Terrazzati Scelte per il Futuro

Manifesto 3Manifesto 4

Proposte d’azione per i Paesaggi Terrazzati

Manifesto 1Manifesto 2

Paesaggi terrazzati: Scelte per il futuro

 

Sotto l’egida del ITLA (International Terraced Landscapes Alliance) si sono già svolti due convegni internazionali. Il primo a Mengzi (Yunnan) conclusosi con la dichiarazione di Honghe del 15th nov. 2010 “What will be the future of terraces rests upon our understanding and awareness of what we will do now. We wish through our joint efforts, that the terraces will last forever, benefiting future generations.”
Il secondo nel 2014 a Cusco in Peru con lo scopo principale di manifestare “actions to protect, preserve and promote terraced landscape”
Il 15 di ottobre si è concluso a Padova il 3° incontro internazionale sui paesaggi terrazzati organizzato dal ITLA Italia. I lavori si sono svolti nel periodo di dieci giorni con inizio a Venezia (6-7 ottobre), successivi incontri nelle dieci sessioni tematiche (8-12 ottobre) e con la sessione plenaria conclusiva a Padova (13-15 ottobre).dsc_5694-group-itla-2016-1024x683
Sono intervenuti studiosi internazionali e nazionali sulle diverse tematiche che riguardano i paesaggi terrazzati. Ciò che accomuna tutti gli interventi e costituisce l’anima dei lavori congressuali si esprime nel motivo conduttore dell’incontro:” choosing the future” scelte per il futuro.
I paesaggi terrazzati rappresentano materialmente e simbolicamente la scelta di vita che l’uomo deve affrontare rispetto ai grandi problemi che la salvaguardia dell’ambiente globale richiede.
Nel suo intervento il filosofo Massimo Angelini mette in evidenza in “chiave interpretativa nello stesso tempo etica ed estetica, per rileggere lo spazio rurale[…] nella relazione etimologica tra humus e humanus e una lettura ontologica del concetto di bellezza.” Per il professore il termine umano deriva da humus (hum in sanscrito) e da quì il legame stretto tra ciò che si riferisce al suolo fertile ed il profondo significato etico dell’aggettivo umano come legame alla vita. Il rapporto tra uomo e ambiente nei paesaggi terrazzati crea risultati diversi poichè ciascuna manifattura “si adatta al luogo dal quale prendono forma l’ispirazione, i materiali e la tecnica costruttiva dei terrazzamenti” fonte di estetica umana e bellezza. Cultura deriva a sua volta da culto ed è espressione della religiosità con la quale l’uomo lavora la terra e l’armonia del suo comportamento nei movimenti anche i più semplici.
Il rapporto uomo- ambiente nei terrazzamenti assume di conseguenza una forma di dialogo con la natura, si costruisce ciò che il territorio ci permette a differenza degli interventi pianificati a tavolino che sono monologhi umani che si impongono sul territorio.
I terrazzamenti sono unici e sono vivi hanno nome, non sono copie e nella pluralità dei colori esprimono bellezza. Essi racchiudono nella scelta per il futuro un modo di vita alternativo, un banco di prova per la nostra capacità di riappropiarci di valori umani nella produzione agricola ed un momento di dialogo storico con l’ eredità culturale da essi tramandata.
Nella sua esposizione la ricercatrice Ada Acovitsioti Hameau della Société scientifique Internationale pour l’étude pluridisciplinaire de la Pierre Séche mette in evidenza come la trasformaxzione del terreno da parte dell’uomo sia prodotto di una comunità ed espressione dei caratteri, culturali, sociali, e dei legami umani di una collettività.
Mauro Agnoletti si occupa dei “Terrazzamenti nelle Politiche Agricole” e fa presente come ai programmi di protezione del patrimonio colturale e dell’ambiente gestiti dall’UNESCO e dalla FAO si sia aggiunto quello Europeo che propone l’inserimento del patrimonio paesaggistico del continente nelle politiche agricole comunitarie. Tale progetto diventerà attuabile quando si potrà accedere a livello nazionale e regionale ad un informazione di base che contenga mappature e tipologie di costruzione.
Seri moniti sull’abbandono di paesaggi terrazzati in Giappone, detti “Tanada”,vengono espressi da Noriyuki Baba che vede possibilità di ricupero grazie agli aiuti governativi. La situazione descritta da Mourik Bueno de Mesquita nelle “andenes” (terrazze andine) è ancor più preoccupante poichè i contributi della FAO non sempre corrispondono e sono in sintonia alle esigenze locali ed alle conoscenze del territorio degli agricoltori dei terrazzamenti andini.
Luigi Fusco Girard si sofferma sull’importanza del pesaggio urbano/terriotoriale quale progetto integrato fra città e territorio indicatore di sostenibilità/insostenibilità e di mancanza attrattiva causata da un paesaggio degradato. La tutela dei paesaggi terrazzati dovrebbe essere interpretata più “come progetto di trasformazione che come progetto di pura e semplice conservazione[…] una ibridazione tra memoria e modernità”.
Pietro Laureano con “Il paesaggio dei terrazzamenti: origini,diffusione e benefici multidimensionali” evidenzia in un contesto storico- geografica l’azione delle diverse società nella creazione di habitat su terreni scoscesi e pietrosi con sistemi di terrazze e muri a secco affermando: “terrazzamento non è solo la muratura di sostegno, il terreno da essa contenuto, le coltivazioni, le opere idriche, ma una tecnica tradizionale complessa frutto di conoscenze costruttive, idrauliche e agrarie in perfetta comprensione delle caratteristiche idrogeologiche e climatiche, capace di utilizzare in modo appropriato le risorse ambientali e prevenire i rischi creando un sistema autoregolante, dotato di elevata qualità estetica e d’integrazione ambientale. Ogni sistema di terrazzamento è un insieme di opere e organizzazione sociale capaci di investire e caratterizzare un’intera regione geomorfica e costruire un paesaggio.”
Mauro Varotto lamenta le scarse conoscenza sistematica e scientifica, fatta eccezione per alcune aree riconosciute patrimonio UNESCO, della maggior parte dei terrazzamenti in Italia. Il progetto MAPTER (Mappatura dei Paesaggi Terrazzati italiani) si propone di presentare una prima mappatura a livello nazionale includendo areale, distribuzione e caratteristiche delle aree terrazzate in modo da poter progettare le risorse economiche, sociali e turistico-culturali di dette aree.
Le relazioni di carattere generale e di indirizzo programmatico sono state, nel corso dei lavori congressuali, completate ed arrichite dalle elaborazioni messe a punto nelle dieci sessioni tematiche sugli argomenti: ecologia e biodiversità (Costiera Triestina); comunicazione artistica e culturale (Topolò-Dordolla); innovazione agronomica e sociale (Canale di Brenta); qualità del cibo, qualità della vita (Valpolicella e colline di Valdobbiadene); norme e politiche (Provincia di Trento); tecniche di costruzione e manutenzione dei muri a secco (Val d’Ossola); turismo e paesaggio (Canavese. e Valle d’Aosta); ambiente e rischio idrogeologico (Chiavari-Lavagna-Vernazza); patrimonio e paesaggi rurali storici (Ischia e Costiera Amalfitana; raccolta dell’acqua, resistenza e aridocoltura (Pantelleria)

All’interno del tema ecologia e biodiversità sono stati presentati terrazzamenti di diverse località (Pirano, Trieste, Friuli, Cherso, Messico, Cipro, Nishikigoi Giappone) di aspetto paesaggistico del tutto diversi l’uno dall’altro, ma per la grande importanza che i muri a secco possiedono come mezzo di arrchimento della biodiversità, esigono politiche di conservazione e restauro. Per Livio Poldini i muri a secco oltre a svolgere funzioni idrogeologiche, di contenimento ed altro, possono con la loro “porosità” (insieme di intersizi capaci di accogliere elementi di flora e fauna) servire da modello nella pianificazione del tessuto urbano. Alessandro Giadrossi discute sul valore dei terrazzamenti, dichiarato nelle due precedenti conferenze mondiali, ma lamenta che nonostante l’unanime riconoscimento non è stata ancora elaborata una normativa di tutela. Nel concreto l’opera di rifacimento delle terrazze, dei muri a secco, per Skerk Sandi “rappresentano un’azione eroica che nonostante difficoltà di vario genere[…]intraprendiamo egualmente! Testardaggine o semplicemente amore per il proprio lavoro e per la propria terra”. Antonia Theodosious descrive il lavoro di documentazione fatto a Cipro e durato 25 anni che abbraccia aspetti geologici, di tradizione, usi dello spazio, organizzazione rurale, tipi di costruzione, uso attuale delle costruzioni in pietra secca. Il rifacimento va visto in un ottica globale a 360°.Ci si attende il riconoscimento UNESCO.
Comunicazione artistica culturale include 18 video sul tema :”Paesaggi terrazzati:passato futuro”. La presentazione filmica si estende a terrazzamenti in diverse regioni italiane, nella maggior parte del Nord Italia, non tralasciando esempi europei, libanesi e le grandi opere millenarie della regione peruviana dello Yauyos nelle comunità di Carania, Laraos, Miraflores con grandi problemi di abbandono dovuto al calo demografico. I filmati trasmettono culture e soluzioni di terrazzamento particolari che nella loro specificità sempre corrispondono alle esigenze della natura circostante e per il loro valore intrinseco che rappresentano devono essere tutelati.
Innovazione agronomica e sociale. La sessione del Canale di Brenta si chiede come sia possibile, al momento, un rinnovamento di zone agricole in generale e di quelle terrazzate in particolare date multeplici difficoltà e conflitti: di carattere economico, che riguadano la proprietà, il reclutamento di mano d’opera, costi dovuti al degrado e frammentazione fondiaria. Soluzioni di rinnovamento, strategie di adattamento e di rilancio economico si delineano nei vari interventi con esempi concreti ed esperienze nuove e consolidate nelle regioni delle Alpi ed Apennini Liguri, Regione Veneta, del Canal del Brenta, nell’isola di La Gomera (Canarie). In tutte queste realtà si tiene conto “delle risorse economico-sociali nei loro rapporti con l’ambiente, del processo di lettura-comprensione del territorio produttivo (equilibri e relazioni tra sistema acqua e sistema insediativo)”, dell’aspetto estetico quale attrazione turistica fondamentale in quanto, come nel caso La Gomera esso definisce il paesaggio isolano e la disparità tra zone urbane e rurali può essere limitata da progetti che incrementano la conservazione dell’ambiente e la protezione dell’eredità culturale.Nel desiderio di un innovazione agronomica e sociale va ricordato come suggerisce Camara Lianet che “il sapere tradizionale e le pratiche locali fanno parte di complessi sistemi sociali e rappresentano molto più di un semplice elenco di soluzioni tecniche, sono un sistema multifunzionale che fa parte di un approccio integrato tra la società, la cultura e l’economia basato su un’ attenta gestione delle risorse locali”.thumb_cuzjorxw8aaogd1_1024
Qualità del cibo qualità della vita. La produzione del vino in territori collinari storicamente segnati da opere di terrazzamento e ciglionamento sin trovano in conflitto con una produzione intensiva moderna. Le colline del Soave con terrazzamenti e muri a secco possono essere tutelati se viticoltori, amministratori, cantine, consumatori, visitatori vengono coinvolti nei valori del paesaggio storico. In forma più ridotta quanto ad estensione territoriale, la qualità e la sicurezza dell’approvvigionamento del cibo possono essere assicurate in zone vulcaniche, condizioni climatiche aride e terreni franosi come nel caso dell’isola Fago (Cape Verde). Strategie particolari e limitate zone terrazzate in formato check-dam (terrazzze a diga) impediscono l’erosione, raccolgono il materiale organico nelle terrazze per una produzione agricola di piccoli produttori locali. In Cina nella provincia di Gansu un cambiamento drastico nella produzione alimentare nei paesaggi terrazzati per soddisfare un’alta produzione imposta dai governi regionali e nazionali ha causato un elevato sfruttamento delle risorse idriche e delle risaie. Di fronte al pericolo di una devastazione delle potenzialità locali gli abitanti della provincia ed in modo particolare le donne hanno lottato e resa possibile la ricostruzione ed il riassetto delle zone in pericolo ambientale.
Norme e politiche. La discussione che riguarda norme e politiche per le aree terrazzate parte da una definizione di solito si dà a questi spazi: “i terrazzamenti sono “eccellenze territoriali” riconosciuti come bene economico, culturale e paesistico di straordinaria unicità e significatività. All’obbiettivo di conservazione e tutela è associata una politica di valorizzazione e di recupero per le parti in progressiva dismissione e abbandono, cui fanno seguito il degrado paesaggistico e il dissesto idrogeologico” (Lauzi Susanna, Di Capita Fulvio). Per raggiungerel’obbiettivo le norme e le politiche adottate variano da regione e regione. Nel Trentino è stata costituita nel 2013 in seno alla Fondazione “Accademi a della Montagna del Trentino” la Scuola Trentina della Pietra a Secco che promuove corsi introduttivi e avanzati a carattere teorico e pratico nella costruzione di manufatti in pietra a secco, potendo conseguire alla fine del tirocinio scolastico la qualificazione professionale di “Costruttore esperto nella realizzazione e nel recupero di muri in pietra a secco”. In Giappone vengono dati sussidi diretti a gruppi rurali che lavorano terreni agricoli in zone scoscese ed a comunità rurali in difficoltà. Gli incentivi hanno dato risultati eccellenti sia in zone difficili da coltivare che in quelle dove si desidera rafforzare legami all’interno delle comunità rurali. Purtroppo gli incentivi non sono andati a favore dei giovani che per ragioni socio-economiche diverse non hanno confluito in queste comunità. Nella provincia di Sondrio un “Piano territoriale di coordinamento” contiene aspetti urbanistici e paesaggistici e per valorizzare il territorio con le sue testimonianze storico culturali e monumentali promuove una “Via dei Terrazzamenti” con i paesi confinanti, e con la “Legge Valtellina” stanzia 25 milioni di euro per rifare muri, viabilità minori, assetto idraulico. Una mappatura a larga scala mediante satellite è già oggi possibile attraverso diversi geobrowser come Google Earth e Bing Map ma ai fini della conservazione e resturazione di singole zone terrazzate una più opportuna mappatura a scala locale è auspicata da Pappalardo S.E., Ferrarese F.,Varotto M. La provincia autonoma di Trento propone allo scopo di recuperare e rivitalizzare i paesaggi terrazzati, due campi di lavoro: conoscenza e catalogazione del patrimonio terrazzato attraverso mappature e classificazione dei paesaggi terrazzati con il metodo LIDAR (Light detection and ranging) che dà la possibilità di individuare a distanza la qualità degli oggetti osservati; recupero di infrastrutture e manufatti e rivitalizzazione di territori in abbandono. Il ricercatore Wei Wei dell’Accademia delle Scienze Cinese si domanda come mai nonstante la lunga storia e la diffusione globale dei paesaggi terrazzati il loro ruolo e meccanismo al servizio dell’ecosistema (ecosystem services) ESs sia così scarsamente capito. Sulla base di analisi quantitative e studi precedenti, fu usato un indicatore (ẟ) per definire l’’entità dell’ecosystem services (ESs) tra pendii terrazzati e non terrazzati. Il risultato “indica che l’ESs fornito dal terrazzamento era generalmente positivo poichè il valore medio del ẟ era per la maggior parte superiore ad uno”. Ciò significa che il ruolo principale dei terrazzamenti è di controllare l’erosione, minor deflusso d’acqua, accumulazione della biomassa, ricarico dell’acqua in superficie, aumento delle sostanze nutrienti. Il terrazzamento ha inoltre vantaggi collaterali quale la restaurazione dell’ecosistema, l’eredità culturale che essi rappresentano. Di conseguenza il degrado e l’abbandono delle zone terrazzate dev’essere tema di discussione.
Tecniche di costruzione e di manutenzione dei muri a secco. L’interessamento globale per i paesaggi terrazzati ha come naturale conseguenza il sorgere di iniziative che riguardano la manutenzione e costruzione di manufatti in pietra a secco. Nella Val d’Ossola dove le costruzioni in pietra a secco occupano importanza primaria si è valutato indispensabile intrecciare rapporti con “prestigiose instituzioni internazionali legate alla ricerca scientifica nell’ambito della pietra a secco”. A Trento come detto precedentemente è sorta la Scuola Trentina della Pietra a Secco. In Giappone nel villaggio di Tagakai è stata istituita la “Dry stone walling school of Japan”. L’associazione “Artisan Bâtisseur en Pierre Sèches” ABPS creata in Francia nel 2002 si propone di sviluppare e strutturare una rete di artigiani specializzati in murature in pietra a secco. ABPS conferisce diverse qualificazioni professionali riconosciute a livello Europeo. La riaquisizione di manualità andate perdute e l’uso di tecniche costruttive tradizionali sono state essenziali per il recupero di mulattiere storiche e di muri a secco nel territorio del Brenzone (Garda). Sanada Junko descrive, come in Giappone, causa il massivo uso del calcestruzzo le tecniche per la costruzione di muri a secco, siano andate completamente perdute e quanto sia ora necessaria la formazione di conoscenze che mediante “ la modalità di disposizione delle pietre” si riesca a sviluppare un’abilità tecnica personale. La stessa manualità è indispensabile per le esigenze di terrazzamento in terreni vulcanici (Eolie), in La Gomera (Canarie) o nei 1000 ha di vigneti della regione del Wachau e Krems in Austria diventati famosi per lo scenario naturale che offrono ai turisti ed all’effetto dei muri a secco sull’aroma del vino.
Turismo e paesaggio. Il carattere stesso del paesaggio terrazzato, interazione tra uomo e natura, si presta all’interesse del visitatore e a motivo di turismo. Castiglioni Benedetta e Cisani Margherita individuano due strategie per la conduzione e promozione del turismo in aree terrazzate: una di apprezzamento scenico “distaccato” tipo UNESCO, e un altra coinvolgente “attiva” da parte del turista nel paesaggio terrazzato. La questione che si pone è quale sia l’impatto e la reazione del paesaggio ai diversi tipi di progetto. Corato Mirco si chiede quale tipo di turismo sia possibile in zone terrazzate da termpo abbandonate (da alcuni decenni) difficilmente recuperabili ed ora ricoperte da fitte boscaglie. Egli suggerisce il turismo di riscoperta emozionale, legato alle sensazioni che si provano alla riscoperta di antiche civiltà; “fatte le dovute proporzioni, crediamo si tratti di un esperienza non dissimile da quella degli esploratori che per primi scoprono l’antica Angkor”. Il visitatore viene a trovarsi in un habitat che in un passato abbastanza recente erano popolato e vivo dove questi enormi manufatti “sembrano l’opera insensata di qualche ciclope e non la costruzione sapiente di minuti e caparbi contadini”. La Gomera (Canarie) ha adottato la metodologia partecipativa come linea principale per promuovere l’Eco-Turismo nell’isola. Le terrazze ci sono dappertutto “se il turista che visita La Gomera non le vede come parte integrante della cultura, paesaggio e stile di vita, allora c’è qualcosa che non va che è sbagliato…. ci troviamo sull’orlo dell’oblio, assistiamo silenziosamente al collasso di una cultura che si identifica nei muri a secco scrupolosamente costruiti nel passato”. Per contrastare il declino agricolo-ambientale sono state messe in atto strategie che tutelino le terrazze in modo da renderle alleate del turismo. Settori dell’industria turistica (privata e pubblica) hanno collaborato dal 2005 con il Centro Europeo per un Turismo Sostenibile (ECST), strumento appoggiato dalla Fondazione Europarc che aiuta la formazione di Piani Strategici ed azioni finalizzate ad un Eco-tourism. Il turismo sostenibile è inoltre tramite per ottenere effetti di partecipazione, coordinazione, cooperazione e consensus. La correlazione tra cultura-beni/paesaggio culturale ed economia, esprimono l’idea di multifunzionalità del paesaggio terrazzato. Intorno a questo concetto centrale nella provincia di Sondrio sono state messe a punto strategie per un “appropriato sviluppo dell’offerta anche turistica”. Si sottolinea che prima di proporre una simile offerta ad un vasto pubblico sia necessario che gli abitanti stessi del luogo si rendino conto coscientemente del valore del loro terrtorio di quanto sia ”ricco proprio perchè diversificato”. Attività di” questo tipo vivono solo se il territorio ci crede…e quindi solamente nel caso in cui siano riconosciuti il suo significato storico ed economico ed il ruolo chiave che la sua conservazione e manutenzione svolge nel ruolo di protezione attiva dai danni sempre conseguenti all’incuria”. Il processo di valorizzazione richiede che tutti nel territorio vengano coinvolti: interessi economici, operatori del turismo e della cultura, professionisti costruttori e dalla formazione culturale e professionale dei giovani. Terkenli Theano S. ha condotto uno studio dettagliato su base empirica e premesse teoretiche sull’interrelazione tra turismo e paesaggio terrazzato in tre zone turistiche dell’isola di Lesvos(Grecia). Lo studio è riportato interamente su www.enpi-medscapes.org
Ambiente e rischio idrogeologico. L’abbandono del paesaggio terrazzato procura enormi danni al sistema di drenaggio in generale, ora che le acque meteoriche sono aumentate di frequenza ed intensità il pericolo franoso per territori scoscesi è enormemente aumentato. Un gran numero di studi condotti da ricercatori di nazionalità diverse confermano la validità del lavoro umano a forma di sentieri e terrazze per la stabilità dei pendii ed esortano a prestare attenzione alle conseguenze rovinose dell’abbandono. Zone terrazzate abbandonate ed occupate da vegetazione arborea e arbustiva hanno aumentato la fragilità del territorio e del rischio idrogeologico.
Patrimonio e paesaggi rurali storici. Come si gestisce l’eredità e la storia dei paesaggi rurali? La tipologia del paesaggio terrazzato di Ardèche può servire come riferimento per località diverse tenendo conto di alcuni parametri: Materiale, Pendenza, Controllo delle acque, tipo di Società rurale, Tempo (cambiamenti secolari), studio delle Forme architettoniche. Un indagine, basata sullo studio della bibliografia scientifica di settore, è stata condotta da Dezio Catherine sulla fragilità e resilienza (resistenza) di paesaggi terrazzat vitivinicoli UNESCO . Lo studio della resilienza spiega le possibilità di continuità e di contrasto all’usura del tempo di un patrimonio agricolo-storico, di interesse per capire come le relazioni tra comunità e paesaggio hanno conseguenze sul territorio. Un prodotto tipico e di valore: il limone amalfitano costituisce l’elemento chiave per la manutenzione del territorio nei secoli. I paesaggi terrazzati devono essere riscoperti (Ghersi Adriana) in quanto essenziali per una agricoltura sostenibile che coinvolge gli abitanti nella cura del paesaggio, nella multifunzionalità e potenzialità delle risorse (qualità dell’ambiente, attività diverse e nuovi modelli associativi) in grado anche di attrarre le giovani generazioni a lavorare in questo paesaggio. Nel calcolare gli investimenti necessari per la rigenerazione del paesaggio terrazzato bisogna come nel caso Ischia tener conto del Valore Economico Totale (VET) del paesaggio che “comprende sia valori d’uso che valori indipendenti dall’uso “cioè un Valore Sociale Complesso (biologico, ecologico, sociale). [Uno studio con queste caratteristiche è stato recentemente presentato da Toic, Kremenić per l’isola di Cherso in Studija Krajobraza Otoka Cresa (Lanscape study of the island of Cres). ndr. ].2016-07-15-14-03-58 Coscienti dello straordinario valore storico-culturale che i terrazzamenti agricoli rappresentano, UNESCO nel 2011 ha riclassificato i paesaggi culturali terrazzati come “evolutivi”e “viventi” la cui possibilità di conservazione risiede nella rigenerazione di valori per facilitare la loro protezione. Gli esempi concreti di una tale rigenerazione ci vengono forniti dalla conservazione e strategie di produzione nel Honghe Hani Rice Terraces, e dalla regione montagnosa dello Guangxi dove il paesaggio rurale viene trasformato in risorsa economica e turistica. Cipro secondo Pitta Anastasia possiede un identità geologica unica che si riflette sul paesaggio culturale e sul patrimonio architettonico. L’arte dei muri a secco caratterizzata da “sensibilità e flessibilità” va analizzata, classificata e documentata allo scopo di condurre analisi comparative con altre località del Mediterraneo. L’uso di una metodologie di ricerca, che dallo studio di un certo numero di casi particolari possa dedurre tendenze generali (Poggesi Niccolò), è di grande valore se si vuole conoscere le ragioni degli insediamenti culturali, la causa del loro abbandono e le ragioni sociali e storiche del cambiamento. Contemporaneamente vanno elencati, via web, i mezzi pratici necessari per catalogare e documentare i risultati di ricerca, per reperire fondi per la pubblicazione delle fonti e dei risultati.
Raccolta dell’acqua, resistenza e aridocultura. La particolarità di Pantelleria descritta nella sua cultura agricola, nei suoi terrazzamenti e nella raccolta delle acque sia da parte della vegetazione che dell’uomo. Un paradosso : lo studio di un processo di abbandono che apporta vantaggi ambientali; il caso di Pantelleria.

Cherso vista nell’ottica dei lavori dell’Incontro Mondiale sui Paesaggi Terrazzati.
In occasione dell’Incontro Mondiale sui paesaggi terrazzati una delegazione di 30 partecipanti alla Sessione Costiera Triestina sono venuti a Cherso, calorosamenti accolti dall’amministrazione Comunale, per scoprire, ammirare e meravigliarsi delle “gromace”, “masiere” di Cherso. Uno dei delegati alla presenza dell’operosità del contadino di Cherso ha spontaneamente esclamato: “quanta roba.. i xe mati” (quale mole.. sono matti).img_1514
Desiderando avere una formulazione che più si avvicini ad una definizione di paesaggi terrazzati, la descrizione fatta nel contesto del convegno da Pitta Anastasia (Cipro) potrebbe essere certamente ritenuta adeguata ed esauriente: “Dry stone art is a system for landscape constrution characterized by sensitivity and flexibility, originality of its material and technique, artistic and inventive craftmanship that is entirely compatible with natural enviroment and creates infrastructure for sustainable use of landscape. Is an intangible Culture Heritage that travels from antiquity until today facing the danger of rapid vanish of valuable testimonies and evidences” . La definizione copre esattamente le caratteristiche dei muri a secco di Cherso nella loro “monumentale diversità”, e tutte le eccellenze dichiarate e tutti i problemi sorti durante i giorni del convegno possono essere relazionati alla realtà chersina. Di grande stimolo ed aiuto per i prossimi impegni sono i temi, le strategie, le soluzioni di metodo presentati dalle diverse sezioni. Fondamentale è la riflessione fatta da Foppoli Dario e Di Capita Fulvio (Sondrio) nella loro trattazione: prima di qualsiasi intervento di qualsiasi tipo di valorizzazione del terriotorio si deve “passare attraverso l’esatta presa di coscienza della propria peculiarità e del valore del proprio territorio”. La comunità chersina deve riscoprire e nella maggior parte dei casi scoprire il “tesoro nascosto” che continuamente si presenta alla vista ma saltuariamente alla consapevolezza nelle forme di quella “monumentale diversità” espressa in tutte le formazioni architettoniche che per effetti di luce, di posizionamento, struttura ed abilità artigianale sono diversi una dall’altro e nella diversità esprimono bellezza (Angelini). Questa cultura “vive solo se il territorio ci crede e[…]può essere mantenuto solamente attraverso un rilevante impegno collettivo e quindi solamente nel caso in cui siano riconosciuti il suo significato storico ed economico ed il ruolo chiave che la sua conservazione e manutenzione svolge nel ruolo di protezione attiva dai danni sempre conseguenti all’incuria”.
Delle varie proposte fatte per valorizzare e curare i paesaggi terrazzati si possono derivare alcune di importanza per Cherso e riguardano: la metodologia da adottare, la multifunzionalità ed il turismo da estendere.
Metodologia: alle questioni del metodo si possono attribuire requisiti quantitativi: misurazioni, mappature e statistiche, ma anche strategie, progetti di percorso per il raggiungimento della prefissa finalità. Per Cherso servono entambi le precisazioni. Sarebbero utili misurazioni che definiscano la vastità territoriale dei muri a secco, la loro mole in lunghezza, altezza e volume, la quantità del lavoro impiegato per lo scasso del terreno e per l’erezione del manufatto ed una classificazione qualitativa dei paesaggi terrazzati con il metodo LIDAR (Light detection and ranging) per individuare a distanza la qualità degli oggetti osservati e sulla base dei risultati ottenuti elaborare un progetto per la conservazione del paesaggio. Sottoscrivere un contratto di custodia del territorio un CCT (Territory Custodial Contract) già messo in atto in un isola delle Canarie: La Gomera.Nell’isola di Ischia (Napoli) è stato elaborato un Valore Economico Totale (VET) del paesaggio che comprende i valori d’uso ed i valori indipendenti dall’uso un valore sociale complesso (biologico, ecologico e sociale). Lo studio portato a termine da Toić e Kremenić Lanscape study of the island of Cres è già importante quale contributo alla conoscenza reale e sensitiva del paesaggio di tutta l’isola e come base di proposte per l’utilizzo delle diverse aree per una politica di custodia del territorio adeguate a differenti indirizzi economici. Uno studio parallelo che si occupi esclusivamente dei paesaggi terrazzati darebbe la possibilità di formulare un CCT ed un VET per le “masiere”. Un progetto di salvaguardia del territorio senza un piano di educazione dei giovani alla coltivazione non ha tante prospettive future di successo; abbinando all’educazione l’istituzone di un comitato che operi per “Adotta un Terrazzamento” si conseguono i vantaggi del lavoro pratico con la conoscenza dei valori del terrazzamento. Sullo stesso tema di ripristino del territorio una “Banca della Terra” può, seguendo regole precise di conduzione, ripartire terreni incolti o boschivi a coloro che si impegnano di curarli. Oltre agli studi ed i progetti che si indirizzano alla manutenzione del territorio andrebbero parallelamente condotte ricerche sui costi causati dal degrado ed alla perdita degli ecosistemi.
Multifunzionalità. Nel sapere e nella cultura tradizionale il concetto di multifunzionalità del territorio agricolo e dei terrazzamenti non era forse concepito intellettualmente come tale, ma ugualmente e saggiamemente usato nella pratica quotidiana di quei tempi. Oggi per il bisogno di terreni agricoli e necessità occupazionali “un nuovo paradigma “post-produttivistico” deve corrispondere in modo più sostenibile alle nuove e multiple richieste della società contemporanea: sicurezza e qualità alimentare, funzionalità ecologica, produzione di energie rinnovabili, offerta di spazi per il tempo libero, la conservazone del patrimonio rurale e dei vaslori del paesaggio” (Geronta C, et alii). Tenendo conto di questo aspetto di recente introdotto e ripetutamente menzionato durante il convegno, il paesaggio terrazzato non è solamente luogo di produzione agricola (olearia nel contesto chersino) ma fonte di una produzione che pu`essere estesa ad altri settori. Di recente in località sparse sul globo il paesaggio agricolo ha assunto valore di risorsa legata al turismo.
Turismo. Una intera sessione (Canavese-Valle D’Aosta) si è occupata di paesaggio e turismo. Sarebbe inutile ripetere quanto già detto in proposito, vanno in ogni caso sottolineati alcuni argomenti che possono essere di vantaggio al turismo delle terrazze di Cherso, potenziale settore di sviluppo fino ad ora completamente ignorato. Nell’isola di La Gomera ripetutamente citata ( dove nel 2018 si svolgerà il IV Incontro Mondiale sui Paesaggi Terrazzati) è stato elaborato un abbinamento delle terrazze al turismo. Dato che le terrazze ci sono dappertutto (come a Cherso) gli abitanti l’isola si sono chiesti molto semplicemente: il turista o visitatore che sia, viene nella nostra isola e non vede questi manufatti come parte integrante della nostra cultura e stile di vita, allora c’è qualcosa che non torna, qualcosa è sbagliato. Si chiedono cosa stia succedendo: ci troviamo al soglio della dimenticanza? Stiamo assistendo al collasso dei nostri muri a secco “scrupolosamente” costruiti nel passato e segno di una cultura agricola altamente valutata? I terrazzamenti sono parte integrante del Patrimonio Culturale e come tali devono essere valorizzati e considerarsi alleati del turismo. Con l’uso di una metodologia partecipativa (che coinvolge l’industria turistica privata e pubblica, enti locali e regionali,l’Europa Carta Turismo Sostenibile ECST) hanno incentivato l’Eco Turismo da più di dieci anni ottenendo contemporaneamente partecipazione, coordinazione, cooperazione e consenso. Fondamentale per l’attrazione turistica è che sia curato l’aspetto estetico in quanto esso definisce il paesaggio isolano. L’estetica dei muri a secco, delle masiere, dei sentieri racchiude in sè il sapere tradizionale, pratiche locali, sistemi sociali che vanno oltre le soluzioni tecniche messe in atto. La bellezza dei muri a secco sono espressione di un sistema multifunzionale dove società, cultura, economia si basano su un attenta gestione delle risorse locali (Camara Lianet).

Aldo Policek : Masiere

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Masiere

Fina indove che l’ocio pol guardar
xe masiere. De monte fina in mar.

Masiere drite, come s’ciopetadeDSC01702
masiere come bisse, un fia’ imberlade
masiere dopie e ugnule, masiere:
una maledizion fata de piere,
de  miliardi de piere grige e bianche
su par le gobe, so par le calanche.

Masiere alte come monumenti,
masiere che resiste a tuti i venti,
masiere in fila come in procission:
una bestemia una benedizion?

Masiere longhe come filastroche
piene de busi, come tante boche
che ga sede e che aspeta un fia’ de piova.

Scorcio dal muro "ugnolo"

Qualcheduna de spini incoronada
e qualche altra mesa dirocada,
tante masiere e par sempre l’istessa
solo ogni tanto un petene: una lessa!

E po’ ancora masiere e ancora e ancora
che no le buta so nissuna bora
nè garbin nè siroco o levantera:
xe tuto uno tuto una masiera.
Mièri de masiere e po’ altre zento
come la storia de quel sior Intento
che si volè che tutave la digo
vedarè che mi mai no se distrigo.

Masiere par el drito e par roverso,img_1511
masiere: vu se ‘l simbolo de Cherso!

Giugno 1846: Tomaso Luciani visita Cherso

Il Prof. Emeritus Juraj Sepčic ci ha gentilmente inviato un estratto della rivista L’Istria, N.35., Anno1 che riguarda alcune osservazioni fatte dall’istriano Tomaso Luciani durante la sua visita a Cherso nel giugno del 1846. L’interesse del professore chersino per le masiere di Cherso ci induce naturalmente  a pubblicare l’inserto della rivista e ad aggiungere alcune riflessioni.

Non capita molto spesso di veder nominata Cherso in circostanze letterarie ed ancor più di rado menzionate le opere che gli agricoltori chersini hanno realizzato nel dover trasformare il loro ambiente naturale. Mi riferisco all’infinità dei muri a secco costruiti per permettere le piantagioni di olveti e vigneti.

Di solito Cherso viene nominata per le sue bellezze naturali, per il suo passato storico legato alla Serenissima, per alcuni personaggi illustri, per le origini di un flosofo e per quelle di molti sacerdoti e vescovi ma mai per ciò che una gran parte della popolazione chersina ha creato.

I monumenti che spesso ammiriamo nelle città o in luoghi da tempo abbandonati sono testimonianze di periodi di ricchezza ed eretti a gloria di individui prominenti siano essi principi, monarchi o industriali oppure a dimostrazione di una supremazia religiosa. Il monumento eretto dagli agricoltori chersini non è niente di tutto questo o è tutto questo ma con contrapposte caratteristiche: non è stato costruito dopo raggiunta ricchezza ma è ricchezza in se e per di più collettiva, non è luogo di preghiera ma santuario del lavoro e sacrificio. Gli agricoltori chersini hanno elevato un monumento a se stessi simbolo di un accumulato lavoro comune.

Hanno creato una monumentalità originale, unica anche nelle sue dimensioni e rapporti con lo spazio circostante occupando lo spazio stesso orizzontalmente invece che verticalmente come di solito accade. Si potrebbe definirla una monumentalità democratica conseguita da individui incalliti in una ostinata fatica.

Un patriotta istriano, esattamente di Albona, Tomaso Luciani così  si esprime dopo una breve visita a Cherso in data 13 giugno 1846:

…. e visitai in brevissimi giorni Cherso… vidi e osservai quanto basta per rimanere persuaso che l’isola di Cherso è per molti rapporti meritevole di essere veduta e studiata….

….. fui contento perciò d’ammirare con istupore misto di compiacenza e di malinconia le ripide e pietrose costiere che da tre lati circondano la città di Cherso, tutte dall’imo al sommo coperte d’oliveti, di vigneti, di ficaie,d’ortaglie; con istupore dissi misto di malinconia pensando ai copiosi e caldi sudori che saranno piovuti dalle fronti di questi laboriosi isolani, prima che abbiano condotto a termine gl’innumerevoli muricciuoli in mille labirintiche guise intrecciantesi a segnal di confine, e più spesso a sostegno della poca terra vegetale che dà alimento alle piante.

Oh! Gente troppo degna di una sorte migliore…. Sorga deh! Sorga presto e rifulga anche sul tuo basso orizzonte il nuovo sole delle scienze applicate alle arti, onde i figli tuoi possono procacciarsi un sufficiente sostentamento, al quale ogni mortale ha diritto, con meno stenti e sudori e pericoli…. Cherso…isola abitata dagli Dei….

Che dire! Tomaso Luciani come Alberto Fortis si esprimono inequivocabilmente alla stessa maniera che potrebbe riassumersi con le parole del poeta dialettale chersino Aldo Policek in “Masiere” …..”vu se ‘l simbolo de Cherso!”

Tarcisio Bommarco

 

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